Pompu tra bocche cucite e stupore

Dopo i tre arresti il paese resta in silenzio. Il sindaco: «Troppo presto per commentare». Il parroco: «Rimarrà un segno»

INVIATO A POMPU. Due mesi fa erano convinti che il brutale omicidio di Tonino Murranca (59 anni) fosse figlio di una violenza nata molto lontano dal loro paese. Gli ultimi sviluppi delle indagini, però, hanno smentito tutti.

I killer dell’ambulante potrebbero essere i compagni di spuntini e bevute di tanti concittadini di Murranca. Stefano Murru (39 anni) è l’unico che effetivamente vive in paese. Gli altri due indagati sono di Ruinas (Graziano Congiu, 30 anni) e di Morgongiori (Lorenzo Contu, 51 anni). Pochi chilometri di distanza che non possono cancellare un’episodio brutale che ha segnato il paese. Ieri, infatti, nessuno aveva voglia di aprire bocca. Pompu non è esattamente un meltin-pot, ma i pochi che hanno messo il naso fuori di casa hanno badato bene e tenere la bocca chiusa: «Dovete capirci, non siamo abituati a queste cose», hanno detto due clienti del bar “La dolce vita”, l’ombelico della vita sociale di Pompu, «non scriva i nomi però. Non abbiamo nessun voglia di finire sul giornale». Qualche confidenza, però, è scappata: «Non sappiamo se i tre accusati fossero i migliori amici di Murranca. Uscivano assieme, questo si». L’unico tavolino occupato è il teatro di una partita a pinella: «Ci scusi, ma preferiamo non parlare. Siamo sgomenti», dicono i quattro anziani mentre uno di loro cala una mezza scala a fiori.

Il clima non cambia nemmeno lungo via Regina Elena, la spina dorsale della viabilità di Pompu. L’unica signora che sale verso il municipio non ha nessuna intenzione di parlare: «Devo fare una commissione urgente», dice senza troppa convinzione, «ma ci sarà sicuramente qualcuno al bar, la c’è sempre un sacco di gente. E anche il barista». Nell’unico ristorante la musica non cambia: «Mi spiace, tra l’altro sono imparentata con Tonino e non mi sembra il caso di dire nulla», dice la cameriera del locale in via Ardu.

Anche il primo cittadino, Marco Atzei, non ha nessuna intenzione di invertire il trend impostato dai suoi concittadini: «No, è troppo presto per parlare di quello che è successo – dice il sindaco –. La situazione è in evoluzione e dobbiamo attendere che la giustizia faccia il suo corso». Una cosa, però, il sindaco la aggiunge: «Nel terzetto dei presunti killer solo uno è di Pompu, ed è pure acquisito. A questo punto non conta molto, ma mi premeva sottolinearlo».

Il parroco, don Giovanni Cuccu, non ha ancora celebbrato la messa in paese. Perlomeno non dopo che le generalità dei presunti assassini hanno iniziato a circolare: «Non ho ancora incontrato la comunità, ma sono sicuro che questa notizia abbia lasciato un segno indelebile nel cuore della gente». Il cammino per metabolizzare le ultime notizie sarà quindi lunghissimo: «Speriamo che Pompu ritrovi la sua serenità. Spero soprattutto che la ritrovi la famiglia del povero Tonino, la moglie e di due figli». Forse proprio per sfuggire allo stress di una situazione che nessuno poteva prevedere, la moglie di Tonino Murranca non è più in paese: «Ha raggiunto la figlia Samuela, che vive fuori dalla Sardegna», conferma il sacerdote, «spero che questo possa servire a farla stare più tranquilla». Nel frattempo, i tre indagati sono stati rinchiusi nel carcere di Massama. Murru, Congiu e Contu occupano però celle separate. Una scelta fatta per evitare che i tre

possano entrare in contatto e concordare una versione comune dei fatti accaduti lo scorso 26 settembre. Una data che difficilmente verrà cancellata dalla memoria di un paese di appena 280 abitanti dove tutti si conoscono e dove, in questa occasione, la parola d’ordine è solo una: silenzio.

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