Cabras, l’incuria domina sui ruderi del lungostagno

Le passerelle finanziate dal bando Civis stanno crollando una dopo l’altra L’area è inagibile da anni e la sorte delle costose infrastrutture è segnata

CABRAS. Una cosa è certa: non è stato uno tsunami. La disgrazia che ha colpito gli arredi urbani che avrebbero dovuto trasformare le sponde dello stagno di Cabras in un luogo da vivere e visitare ha un nome molto più semplice: incuria.

Le passerelle e i ponti in legno, di cui ora rimane solo un ricordo che si dissolve quando si osserva lo scheletro delle strutture, sono crollate sotto i colpi della sbadataggine di chi avrebbe dovuto controllare gli arredi sistemanti in laguna e garantirgli un pizzico di manutenzione.

Un’operazione elementare che, però, è sfuggita sistematicamente agli amministratori locali che si sono succeduti alla guida del paese dal 2000 al 2014.Tanto che ora le passerelle finanziate dal bando Civis (misura 5.1 del Por Sardegna 2000/06) e realizzate attraverso il progetto Riberas, sono ruderi pericolanti che sarebbe meglio abbattere.

A rileggere i primi passi di Riberas, poi, potrebbe scappare un sorriso, se non ci fosse da piangere il crollo di una delle passerelle e l’inagibilità delle altre. “Il progetto Riberas intende reinvestire i centri urbani della rete dell'antico ruolo di custodi delle acque”, scrivevano i progettisti prima di spostare l’attenzione verso l’aspetto ambientale della vicenda, “volgendo l'impegno di difesa verso le valenze ambientali e paesaggistiche”. Parole che, a distanza di pochi anni sembrano quasi una collana di battute satiriche. Prese in giro che, però, non fanno ridere. E non si diverte chi vive a Cabras e chi ha scelto il paese lagunare per imbastire una discussione incentrata sul turismo.

Il “lungostagno”, infatti, sarebbe dovuto essere un biglietto da visita da inoltrare ai tour operator, alle agenzie di viaggi e alle compagnie aeree. Al contrario, i ruderi che si affacciano sullo stagno sono diventati un monumento all’incuria e un vero e proprio “scaccia turisti” di prima qualità. E dire che, una delle passerelle ormai distrutte dagli agenti atmosferici, dista solo qualche metro dal museo dei giganti di pietra, la struttura museale che ospita le statue

che avrebbero dovuto rilanciare l’immagine turistica del paese e rinvigorire le casse delle attività ricettive della laguna.

Una speranza ancora viva, a differenza delle infrastrutture del lungostagno che, ormai, sono solo pericolose accozzaglie di lagno marcio e ferro arrugginito.

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