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Reperti contraffatti, ma per il possessore arriva l’assoluzione

ALLAI. Falsi. Quei reperti non riscriveranno la storia sarda e non ci racconteranno – a meno di cambi di fronte del mondo accademico ufficiale che li ha bocciati – che i progenitori degli etruschi...

ALLAI. Falsi. Quei reperti non riscriveranno la storia sarda e non ci racconteranno – a meno di cambi di fronte del mondo accademico ufficiale che li ha bocciati – che i progenitori degli etruschi partirono dalle sponde del Tirso per arrivare in Toscana. Sulla base di questo giudizio dato da numerosi periti, fatta eccezione per quello della difesa, per l’appassionato di archeologia Armando Saba arriva l’assoluzione al processo che lo vedeva imputato di falsificazione di reperti archeologici, dai quali avrebbe voluto trarre profitto, e di detenzione illegale di materiale archeologico.

Il processo e la sentenza sono però più complessi di così. Il primo inizia quando Armando Saba annuncia al mondo di aver ritrovato alcuni reperti eccezionali. Sono delle pietre che provengono dalla zona del letto del Tirso e riportano delle iscrizioni che vengono indicate come etrusche. Questa tesi verrà poi sostenuta anche in aula dal perito della difesa, il professor Gigi Sanna. Troverà però il muro compatto della Sovrintendenza e delle aule accademiche. Tutte bocciano i reperti e spiegano che sono dei falsi. Altri però, non tacciati come etruschi, sono invece ritenuti originali e quindi sequestrati perché detenuti illegalmente.

Per entrambi i reati il pubblico ministero Daniela Caddeo chiede la condanna di Armando

Saba a sei mesi e 1800 euro di multa. La voce della difesa affidata all’avvocato Giovanni Paolo Meloni è invece differente. Sollecita l’assoluzione pur sostenendo l’originalità dei reperti. L’assoluzione arriva a metà e la pronuncia dal giudice Antonio Enna. Al resto ci pensa la prescrizione.

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