Simaxis, una convenzione per Abbamama

L’amministrazione comunale ha approvato un nuovo schema di accordo per l’asilo nido privato

SIMAXIS. Ormai è una consuetudine. Non c’è un consiglio comunale dove, in un modo o nell’altro, non ritorni a galla la questione dell’asilo nido gestito dalla cooperativa Sinnos.

L’ennesima puntata dell’articolata questione è andata in scena durante l’ultima seduta di consiglio, dopo che l’amministrazione ha presentato un nuovo schema di convenzione da stipulare con due comuni del circondario: Ollastra e Siamanna che, per il momento, dovrebbe ricoprire il ruolo dell’osservatore. Insomma, dopo il naufragio del primo tentativo di convenzione, che aveva causato un incidente diplomatico tra le amministrazioni di Simaxis e Solarussa (ridimensionato dopo essere diventato pubblico), il comune ripropone la stessa idea a altri due comuni.

L’asilo Abbamama non è finito al centro della discussione politica solo per la nuova ipotesi di convenzione. Il consiglio comunale è stato il teatro di una accesa discussione tra la maggioranza e due consiglieri di opposizione, Giovanna Atzori e Giacomo Pala.
«Si assegnano contributi a una scuola privata ma si dimentica l’esistenza di una scuola materna paritaria», ha detto il consigliere Atzori, «che ospita 40 alunni, tutti di Simaxis e che offre un servizio mensa». Un’idea parzialmente condivisa dal sindaco, Francesco Cossu, che ha definito la questione «una nota dolente» prima di ricordare all’assemblea, e al pubblico, l’impiego del consigliere Atzori proprio all’interno della scuola paritaria.

Abbamama, però, è ritornato al centro della discussione quando la parola è passata al consigliere Giacomo Obinu, che ha chiesto lumi sul contributo versato dal Comune all’asilo nido: «Nel bilancio si legge che sono stati versati 22mila euro all’asilo ma il totale non è stato scomposto in sottovoci e sembra un importo unico. In questo modo sembra che il Comune paghi le quote anche per i bimbi non residenti a Simaxis». I funzionari del Comune, però, hanno chiarito il dubbio: «2500 euro sono le quote di Regione e Comune, poi ci sono le rette versate dai genitori». Dunque circa 19mila euro dovrebbero arrivare

dalla rette pagate dalle famiglie che, però, non corrisponderebbero al numero effettivo di bimbi ospitati nella struttura privata che rimane al centro dell’attenzione della politica locale e sotto stretta osservazione dalla minoranza del consiglio comunale .

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