Le prove erano inventate, giovane assolto in appello

Gonnostramatza, arrestato nel 2011 dai carabinieri poi finiti sotto inchiesta Ma è riuscito a dimostrare che non era uno spacciatore di stupefacenti

GONNOSTRAMATZA. Il blitz dei carabinieri sembrava averlo incastrato. Ma questo era successo al processo di primo grado, quando nessuno aveva creduto a quel che il giovane aveva raccontato dopo essere stato arrestato. Difficile ipotizzare che i carabinieri stessero mentendo, anche se il ragazzo insisteva nella sua versione ripetendo che non aveva quel tipo e quella quantità di droga con sé quando era stato bloccato nè era suo il bilancino di precisione comparso tra i corpi del reato. Anzi, proprio quest’ultimo elemento, era stato decisivo per contestare l’accusa di spaccio.

Di fronte a della droga, alle bustine che aveva in casa – per quanto vuote – e al bilancino, nessun giudice poteva certamente pensare all’assoluzione. Ma tra il processo per direttissima avvenuto nel luglio del 2011 e l’appello che si è svolto nei giorni scorsi, è successo qualcosa di molto importante. L’indagine condotta da altri carabinieri aveva infatti smascherato l’ormai famoso giro di intercettazioni illegali e di azioni al limite o al di fuori della legge commesse da quei militari dell’Arma della Compagnia di Mogoro che poi sono finiti sotto processo grazie all’intervento dei loro colleghi che li smascherarono.

E proprio qualcuno di quei carabinieri, finiti successivamente sotto inchiesta, fu l’autori dell’arresto di Giuseppe Ariu. E così la versione del ragazzo, quella che in primo grado non aveva avuto credito, ha invece fatto breccia sui giudici della corte d’Appello. A questi, l’avvocato Giannella Urru ha riproposto le stesse tesi difensive di qualche anno fa. Ha ribadito che il ragazzo ha sempre sostenuto di non aver mai posseduto il bilancino e che la droga diventata poi corpo del reato non era quella che deteneva. Con sè aveva solo poca marijuana secca per uso personale e non piante o boccioli che dovevano servire per poi avviare la coltivazione che doveva servire allo spaccio.

Questa ricostruzione, forte anche degli eventi giudiziari successivi, stavolta ha avuto il giusto credito e così l’ingiustizia è stata cancellata anche se, a differenza di altri casi simili, quello di Giuseppe Ariu non è mai finito nel fascicolo d’inchiesta che aveva riguardato i militari che, attraverso

quei metodi illegali, avevano portato di fronte al giudice diverse persone innocenti. Alcune di queste sono poi diventate parti offese al processo, ma voci di casi non finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura si sono rincorse in tutti questi anni.

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