Il sindaco: «Veri o falsi, vogliamo i reperti»

Allai, le reazioni dopo la sentenza sul ritrovamento di alcuni manufatti inizialmente ritenuti etruschi

ALLAI. Gli Etruschi non si sono fermati ad Allai. A dirlo sono le perizie disposte dalla procura e dal tribunale penale di Oristano eseguite per stabilire se i reperti rinvenuti da un appassionato fossero o meno autentici. I pezzi ritrovati da Armando Saba sono stati bollati come riproduzioni dagli esperti della sovrintendenza e del mondo accademico. Al processo l’etruscologo incaricato dal giudice di esaminare una decina di pezzi ha affermato che si tratta di falsi. Ottimi, ma pur sempre falsi. Nel frattempo, però, la tesi rivoluzionaria sviluppata attorno alle presunte tracce della civiltà etrusca alle porte del paese del Grighine e nei territori contigui aveva solleticato l’interesse del Comune, che aveva preso in consegna dall’autore del ritrovamento le pietre epigrafiche e i frammenti di terracotta.

Impossibile per chiunque, davanti all’ipotesi di un ritrovamento di eccezionale valore scientifico e storico, non tenere conto degli scenari che avrebbe potuto aprire l’eventuale conferma del sospetto che un tempo l’area fosse stata la culla della civiltà preromana. In quel caso il nascente museo civico avrebbe rappresentato la sede ideale per custodire ed esporre i tesori provenienti dai vicini giacimenti archeologici. Prima che le speranze si tramutassero in illusioni è intervenuta la magistratura, che ha sequestrato i reperti e ha dato il “la” al processo che ha stabilito l’inattendibilità della versione sostenuta dal cultore di storia antica. Tuttavia il verdetto non ha messo una pietra tombale sulla vicenda. Almeno non per il Comune. Seppure con la dovuta circospezione, l’amministrazione è decisa ad andare fino in fondo per scoprire se quei resti testimonino oppure no tracce del passaggio degli etruschi prima che questi colonizzassero l’Italia centrale. «Vorremmo indietro i reperti ma in questo momento è prematuro dire cosa faremo – frena il sindaco Enzo Saba –. Intanto ci concentriamo sul museo civico, di prossima apertura». L’obiettivo, comunque, è capire se la tesi sugli etruschi abbia o no un fondamento: «Prendiamo atto della sentenza, ma da un certo punto di vista non cambia le cose – sostiene il primo cittadino ipotizzando nuove perizie –. La presenza del museo è una ragione in più per approfondire la questione e per questo potremmo incaricare altri esperti», annuncia Enzo Saba. Tutto però è rimandato a un momento successivo all’inaugurazione, prevista a marzo. L’evento sarà presentato in anteprima

nel convegno del 27 febbraio. Il museo, curato dall’archeologo Giorgio Murru, si compone di due sezioni: quella archeologica, che ospita i resti di beni mobili risalenti a vari periodi dell’età prenuragica e nuragica, romana e medievale, e quella etnografica ricavata nella corte interna.

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