La Asl cambia l’ospedale Mastino: «Progetto che guarda al futuro»

Bosa, presentato dall’azienda il piano che prevede l’integrazione di varie attività sanitarie La dirigenza rassicura gli amministratori locali: «Non sarà un passo indietro». Ma restano i dubbi

BOSA. La commissaria straordinaria della Asl 5 Maria Giovanna Porcu e i dirigenti dell’azienda sanitaria hanno presentato il progetto il progetto pilota che prevede l’integrazione nella struttura dell’ospedale Mastino delle attività sanitarie ospedaliere e territoriali. Per farlo non hanno convocato solo la stampa, ma hanno chiesto la presenza di sindacati e amministratori locali.

L’ambulatorio integrato è la novità più rilevante di questa prima fase di sperimentazione, mentre per l’eventuale attivazione dei posti letto per le cure intermedie sarà necessario attendere le decisioni della Regione. «Puntiamo a fare dell’ospedale un modello di integrazione che risponda in maniera ottimale e appropriata alla domanda di salute dei cittadini», è l’obiettivo della Asl.

«Siamo d’accordo su servizi migliori per i cittadini in un ambito di sicurezza e per una sempre maggiore occupazione dei posti letto nei reparti, ma diciamo basta con le cure dimagranti: il territorio ha già dato», è invece il parere netto del sindaco di Bosa, Luigi Mastino. A spiegare gli obiettivi della Asl, oltre alla commissaria straordinaria, ci hanno pensato il direttore sanitario Andrea Ruiu, quello dei presidi ospedalieri Nicola Orrù, il direttore del distretto sanitario Ghilarza-Bosa Francesco Pes e in doppia veste di responsabile chirurgico dei presidi di rete e sindaco di Macomer Antonio Succu.

Il progetto pilota prevede la creazione al primo piano dell’ospedale, che già ospita i rinnovati locali del Cup, il Pronto soccorso e la Radiologia, di un Ambulatorio integrato, dove lavoreranno fianco a fianco i dottori di medicina generale, gli specialisti ambulatoriali, la guardia medica e in prospettiva anche altre professionalità. Questo servirà per realizzare una «filiera della salute a cui il paziente potrà rivolgersi per le diverse necessità: dalla visita generica all’esame specialistico», ha spiegato Maria Giovanna Porcu.

Insomma, Bosa si troverebbe di fronte a quello che viene definito «Un modello da esportare anche in altre realtà isolane, non calato dall’alto ma  oggetto di un project work studiato dai direttori dei distretti all’interno di un percorso formativo». Per la Asl è un esperimento innovativo  che risponde alle indicazioni della legge Balduzzi e del Patto per la Salute, ma soprattutto alle esigenze del territorio e dei cittadini della Planargia.

Al primo piano dell’ospedale troveranno posto gli ambulatori dei medici di famiglia, cinque tra Bosa e Montresta che centri di riferimento per l’avvio del servizio. Questi opereranno dalle 16 alle 20 dal lunedì al venerdì con la previsione di coprire, in un futuro prossimo, le 24 ore giornaliere insieme agli specialisti che si alterneranno in altri ambulatori.

Resta in sospeso invece la nascita del reparto di cure intermedie. «Ora non è possibile dare risposte, perché dobbiamo attendere le direttive regionali, in fase di elaborazione, che riguardano la rete ospedaliera e territoriale in Sardegna» spiega Maria Giovanna Porcu sull’argomento richiamato anche dell’assessore comunale Danilo Mastinu. «Occorre iniziare a trasmettere un messaggio chiaro agli utenti, basta con le cure dimagranti. Bosa e Ghilarza tra l’altro sono presidi che permettono di non sovraccaricare l’ospedale San Martino di Oristano», sottolinea il sindaco bosano Luigi Mastino. Insomma, vanno bene il progetto pilota e gli obiettivi dell’integrazione tra ospedale e territorio, ma i posti letto per acuti in Chirurgia e Medicina e gli altri servizi

non si devono toccare.

«Quella che vogliamo mettere in atto è una trasformazione importante, ma non va letta in alcun modo come un depotenziamento. Nessun servizio o reparto sarà cancellato, semmai ne saranno aggiunti di nuovi» conclude la dirigenza Asl.

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