Buttafuori feriti con uno spiedo, otto anni per tentato omicidio

Cabras, condanna per l’aggressore di due addetti alla sicurezza del locale notturno Bnn Nicola Massidda era stato invitato a lasciare la discoteca perché stava infastidendo altri clienti

CABRAS. La calda e agitata notte di agosto è lontana. La condanna è invece di ieri. In custodia cautelare in carcere sin dai giorni in cui aggredì a colpi di spiedo due addetti alla sicurezza, Nicola Massidda, pescatore cabrarese di 24 anni, rischia di rimanere dietro le sbarre per un bel po’ visto che la pena decisa dal giudice per le udienze preliminari Annie Cecile Pinello è di otto anni.

Tentato omicidio. Questa era l’accusa da cui, assistito dagli avvocati Giuseppe Corronco e Matteo Etzo, ha provato a difendersi durante il processo celebrato con il rito abbreviato. Era finito nei guai durante una notte piuttosto agitata nella discoteca Bnn, da dove gli addetti alla sicurezza stavano cercando di allontanarlo. Alcuni clienti si erano lamentati del suo comportamento e così i buttafuori avevano deciso che Nicola Massidda avrebbe dovuto lasciare il locale. L’invito non fu gradito e a quel punto nacque un alterco che però sembrava già finito quando il giovane cabrarese prese la strada di casa.

Il problema è che tornò indietro e con in mano uno spiedo che normalmente ha un’altra funzione, ma che quella sera servì per colpire gli addetti alla sicurezza Giovanni Carito e Cristian Alfredo Caboni. Quest’ultimo fu centrato ad un fianco, perché si girò proprio mentre veniva sferrato il fendente; il primo invece fu colpito al petto e poche ore dopo fu costretto a sottoporsi ad un delicato intervento chirurgico che gli evitò complicazioni ben più serie.

Proprio partendo dalla gravità delle ferite riportate dai due buttafuori e dalla zona del corpo in cui i due addetti alla sicurezza furono colpiti, il pubblico ministero Marco De Crescenzo ha motivato, chiedendo la condanna a otto anni, l’imputazione di tentato omicidio che la difesa avrebbe voluto veder derubricata in lesioni. Quest’ultimo reato è stato contestato esclusivamente per le ferite riportate da Cristian Alfredo Caboni. L’ultima delle parti offese era Daniele Carta, titolare del Bnn, che aveva subito delle minacce nei momenti concitati che precedettero l’aggressione.

La difesa ha anche giocato la carta della legittima difesa, sostenendo che lo spiedo fosse stato utilizzato da Nicola Massidda solo per evitare un sicuro pestaggio da parte degli addetti alla sicurezza. Nemmeno questa tesi ha fatto breccia sul giudice che ha poi deciso che l’imputato debba risarcire le tre parti offese che erano assistite dagli avvocati Mario Gusi, Simone Prevete e Antonello Perria. In favore di Giovanni Carito è stata

stabilita una provvisionale di cinquemila euro, in attesa che l’entità totale del risarcimento venga stabilita nella causa civile che prenderà spunto proprio da questo processo.

Per Nicola Massidda, intanto, non ci sembra ci siano possibilità immediate di uscire dal carcere di Massama.

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