«Ecco perché restano in carcere»

Pompu, si aggrava la posizione dei tre indagati per l’omicidio del commerciante Antonio Murranca

POMPU. La posizione dei tre indagati peggiora. Lo dice, non esattamente in questi termini, il giudice per le indagini preliminari Silvia Palmas. L’ha fatto nel momento in cui ha respinto la richiesta di scarcerazione che l’avvocato Angelo Battista Marras aveva presentato qualche settimana fa per il suo assistito Graziano Congiu, uno dei tre allevatori accusati dell’omicidio del venditore ambulante di frutta, Antonio Murranca.

Passano i mesi e l’impianto accusatorio del pubblico ministero Paolo De Falco, affiancato dal lavoro d’indagine eseguito per conto della famiglia della vittima dall’avvocato Gianfranco Siuni, sembra diventare sempre più solido. A questo punto, potrebbe esserci anche la mossa, non tanto a sorpresa, da parte della procura che potrebbe chiedere il rito immediato per Graziano Congiu, Stefano Murru e Lorenzo Contu (questi ultimi sono assistiti dagli avvocati Carlo Figus e Michele Ibba). Tutti e tre oltre che dell’omicidio volontario di Antonio Murranca, sono anche accusati dell’occultamento del cadavere che fu ritrovato carbonizzato nelle campagne di Marrubiu alcuni giorni dopo la scomparsa del commerciante, avvenuta a fine settembre.

Altre prove e altri indizi si sono aggiunti al mosaico delle indagini che vanno completandosi in molti loro aspetti. Nuovi brani di intercettazioni incastrerebbero i tre amici. Convinti di essere spiati solamente nelle macchine di loro proprietà, si lasciano andare a qualche commento di troppo quando salgono sull’auto della compagna di Stefano Murru. Anche lì i carabinieri hanno piazzato una cimice che registra le loro conversazioni in cui si sente uno dei sospettati lamentarsi della deposizione rilasciata da uno degli amici durante gli interrogatori in caserma, perché troppo precisa e piena di dettagli che non dovevano essere forniti.

L’ordinanza del giudice riprende poi molti particolari fondamentali su cui è costruita l’inchiesta. Il problema delle celle telefoniche è stato risolto dai carabinieri del Ris. La cella di Bia Manna a Marrubiu, dov’era stato ritrovato il cadavere, non serve Masullas per cui il telefonino di Graziano Congiu non poteva aver agganciato quella cella. Questo rende poco credibile la versione dello stesso Congiu che aveva sempre detto di aver aspettato a Masullas l’arrivo di Antonio Murranca. E sempre Congiu si tradisce in un’intercettazione quando dice che il cellulare dev’essergli caduto proprio nel luogo in cui era stato rinvenuto il corpo carbonizzato del commerciante. La difesa di Graziano Congiu, che ormai appare aver preso una strada differente rispetto a quella seguita dagli avvocati degli altri indagati, parlava poi di due utenze sulle quali non era stata fatta piena luce. La risposta è arrivata: una è di un cugino della vittima, l’altra di un fornitore. Nessuno dei due però avrebbe avuto modo e motivo per uccidere Antonio Murranca.

Dall’indagine emerge poi un’ulteriore dettaglio: dopo

il delitto i tre amici vanno a festeggiare. Hanno il portafogli un po’ più pieno del solito – il movente dell’omicidio sarebbe infatti la rapina dell’incasso di due giorni di lavoro del commerciante – e qualche soldo lo spendono in un ristorante di Mogoro per una cena macabra e senza rimorsi.

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