Bosa, il romanzo “A piedi scalzi” diventa un film sul rione sa Costa

BOSA. “A piedi scalzi”, il romanzo di Tata Carboni pubblicato nel 1997, diventa un film. La regiasarà curata della stessa autrice. Una scommessa culturale, pensata e voluta da Tata Carboni, e...

BOSA. “A piedi scalzi”, il romanzo di Tata Carboni pubblicato nel 1997, diventa un film. La regiasarà curata della stessa autrice. Una scommessa culturale, pensata e voluta da Tata Carboni, e costruita sull’omonimo romanzo ambientato nel rione medioevale di sa Costa negli anni ’40. Dove la protagonista, Antonietta, che incarna la madre di Tata Carboni, cresce “Ribelle e spensierata, anche se presto dovrà fare i conti con la povertà, la guerra, il capriccioso mondo dei signori”. Il racconto è stato arricchito nel 2002 da un altro capitolo che narra le vicende del quartiere nel sequel “Costaggia”.

«Per me la storia ha un valore assolutamente positivo perché racconta di una realtà forse povera di beni materiali, ma certamente ricca di rapporti umani e di solidarietà fra le persone che animano Sa Costa», spiega l’autrice che da tempo pensava a un lavoro che andasse oltre le righe dei suoi romanzi, per raccontare questa volta con le immagini un pezzo della storia popolare di Bosa. Un racconto lontano dall’iconografia della città, spesso legata alla storia dei più abbienti, ma non per questo meno vera e distante dalla quotidianità nelle vie del quartiere fortificato sorto alle pendici del castello di Serravalle che per secoli ha accolto il cuore sensibile e irriverente della bosanità. «Un mondo che non ho conosciuto se non in parte, ma che mia madre ricordava con grande affetto nei suoi ricordi e racconti. Io ho fatto delle ricerche, ho parlato con le anziane e, nel primo romanzo, ho cercato di ricostruire la vita a cavallo tra gli anni ’30 e ’40», spiega l’autrice che, sul film “A piedi scalzi” ( la prima è prevista per il 13 marzo nella sala convegni del Seminario) ha scommesso ben quattro anni di intenso lavoro e preparazione. «Ho fatto tutto da sola: mi sono comprata una macchina da presa digitale professionale, i miei familiari mi hanno regalato un programma per il montaggio e ho cercato le location per le riprese. Alcuni amici mi hanno messo a disposizione gli abiti, ho scelto il cast tra chi ha abitato o abita a Sa Costa e sa parlare il sardo con quella particolare inflessione. Per fortuna ho avuto il grande aiuto di Annina Maccioni, che ringrazio per l’impegno come segretaria di produzione», sottolinea Tata Carboni che, poi, spiega: «Fare un film è come scrivere un libro: anziché con le parole devi parlare attraverso le immagini». E sicuramente l’autrice, che alla fine degli anni ‘90 aveva ricevuto un plauso unanime per il suo libro,

qualche nuova soddisfazione ha intenzione di togliersela anche con il film: «Il biglietto costerà 5 euro, almeno per recuperare le spese considerato che non ho ottenuto alcun contributo pubblico». La prima sarà il 13 marzo ma si replica il 14 e il 15, sempre in Seminario. (al.fa.)

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