Puc e veleni, ex consigliere condannato

Umberto Capoccia accusò in una mail il dirigente dell’Ufficio Tecnico per le procedure seguite per l’approvazione del Piano

ORISTANO. Galeotta fu la mail. Colpevole fu il suo contenuto. Si parlava di Piano urbanistico comunale, quando ancora non era stato approvato. Si faceva riferimento a irregolarità e si ipotizzavano persino dei reati penali che venivano addebitati al dirigente dell’Ufficio Tecnico comunale, l’ingegnere Giuseppe Pinna. Quest’ultimo è ancora al suo posto, mentre da tempo l’ex consigliere Umberto Capoccia non siede più tra i banchi dell’aula di palazzo degli Scolopi, dopo le dimissioni arrivate quando la scorsa legislatura era ancora in corso.

Proprio quest’ultimo ieri mattina è stato condannato a sei mesi, con la sospensione condizionale della pena, per diffamazione nei confronti del dirigente.

Le parole incriminate erano quelle contenute in una mail, che nei giorni agitati dell’approvazione del Puc durante gli ultimi tempi della giunta Nonnis, fu inviata a tutti i consiglieri e assessori comunali. Si parlava di violazioni rispetto all’iter di approvazione imposto dalla Regione e si imputava all’ingegnere Giuseppe Pinna, che del Piano era progettista e responsabile in quanto dirigente dell’ufficio, di aver violato la legge. Si ipotizzavano reati quali l’abuso d’ufficio, l’omissione d’atti d’ufficio e il falso.

La mail non fu gradita, anzi scatenò le ire del destinatario delle accuse che ritenne che queste andassero al di là del legittimo diritto di critica e sfociassero nella diffamazione. Scattò la denuncia, a cui seguirono l’inchiesta e il processo che si è chiuso ieri, dopo diverse udienze. Nell’ultima, Umberto Capoccia, oltre a presentare documentazioni sulle leggi urbanistiche e sull’azione del Comune all’epoca dell’approvazione del Puc avvenuta nel 2011, ha anche rilasciato dichiarazioni spontanee in cui ha ribadito le proprie ragioni, facendo leva anche sugli ultimissimi attriti tra il Comune e la Regione per quanto riguarda la variante urbanistica per Torregrande.

Non è bastato per convincere il giudice che ha accolto le richieste del pubblico ministero Daniela Caddeo e dell’avvocato di parte civile, Stefano Gabbrielli. Entrambi hanno sostenuto che la mail fosse un mezzo di diffusione capillare e che il diritto di critica politica non fosse più appannaggio di Umberto Capoccia che non faceva più parte del consiglio comunale. Era un semplice cittadino, dal quale la parte offesa, si sarebbe aspettato le scuse per chiudere in altra maniera la vicenda.

Le scuse invece non sono arrivate. Anzi, nemmeno l’ultima udienza ha visto i due contendenti arretrare di un passo. L’avvocato difensore Cristina Puddu ha infatti replicato alla pubblica accusa spiegando come il solo Umberto Capoccia avesse realmente messo il dito sulla piaga: come anche gli ultimi contrasti hanno rivelato, le procedure che portarono all’approvazione del Puc meritavano ulteriori approfondimenti. La frase incriminata andava così considerata in un contesto più ampio in cui si invitava il mondo politico a prendere in esame l’eventualità di portare avanti iniziative che fugassero i dubbi sulla regolarità delle procedure adottate dall’ufficio tecnico.

Il giudice monocratico, Riccardo Ariu, ha però accolto le tesi del pubblico ministero e nella sentenza, oltre alla condanna a sei mesi, ha anche stabilito che ci debba essere un

risarcimento danni. Sarà la causa civile a stabilirne l’ammontare, intanto Umberto Capoccia è stato condannato al pagamento di una provvisionale di cinquemila euro. Per ora nessun soldo uscirà dalle sue tasche, perché il secondo round in Corte d’appello è scontato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Oristano Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PUBBLICARE UN LIBRO: DAL WEB ALLE LIBRERIE

Come vendere un libro su Amazon e da Feltrinelli