Non ricevono soldi da più di 14 mesi Disoccupati in rivolta

Gli ex lavoratori potrebbero bloccare il Consiglio regionale Disperazione tra Guilcer e Barigadu: situazione insostenibile

SEDILO. Sono arrabbiati, esasperati, logorati dall’attesa e da promesse disattese. E per questo pronti a clamorose azioni di protesta e alle gravi conseguenze che potrebbero derivarne. I lavoratori licenziati dalle aziende in crisi del territorio si preparano a una nuova mobilitazione e annunciano di essere disposti ad azioni ai confini della legalità per rivendicare un diritto negato da più di un anno: l’erogazione delle mensilità arretrate della mobilità in deroga. Il piano anticipato da un portavoce dei contestatori è di raggiungere in massa il palazzo della Regione senza alcun preavviso e d’impedire l’accesso o l’uscita a chiunque, a costo di rischiare l’incriminazione per sequestro di persona. Provocazione o serio proposito? Dettato, questo è certo, dalla disperazione. Alcuni disoccupati sostengono di non temere le conseguenze della dimostrazione perché peggio di così non può andare. Impossibile per chi non ha altre fonti di reddito non sprofondare nell’angoscia e nello sconforto. Nel Guilcier e nel Barigadu sono numerosi i disoccupati che versano nelle stesse condizioni. Giovani, padri e madri di famiglia, ultracinquantenni che avrebbero difficoltà ad essere riassorbiti dal mondo del lavoro da più di quattordici mesi non possono accedere agli ammortizzatori sociali pur avendone diritto. Una situazione insostenibile, che non sono più disposti a sopportare limitandosi a sperare che gli impegni assunti dalla classe politica regionale si trasformino prima o poi in atti pratici. Così non è stato per l’accordo siglato ad agosto dall’assessore al Lavoro, dai rappresentanti dei sindacati, dell'Inps, delle organizzazioni imprenditoriali e delle associazioni di categoria e che disponeva la concessione di diciassette milioni per la proroga della cassa integrazione e per l’istituto della mobilità in deroga. Un accordo annunciato con grandi proclami e seguito da sei mesi di totale immobilismo. Questo rimproverano gli ex lavoratori all’esecutivo sardo. «Ora basta, siamo stanchi di aspettare o di fare marce di protesta che non portano a nulla», dice un ex operaio impiegato nel settore lapideo per oltre quindici anni e licenziato a causa del crollo delle commesse. «Il governatore Pigliaru ci ha stancato con le promesse, molti di noi lo hanno votato spinti dall’illusione di un cambiamento, di vedere qualcosa di buono per la Sardegna, ma siamo rimasti delusi». Da Sedilo a Ghilarza, da Abbasanta a Norbello, passando per Paulilatino e Fordongianus e attraversando tutto il Barigadu, il registro non cambia: la crisi morde, soprattutto nel settore delle costruzioni e nel comparto estrattivo. Ma la crisi non risparmia nessuna delle piccole e medie imprese artigiane del territorio. I timidi segnali di ripresa sbandierati dal governo nazionale qui non sembrano avvertirsi e per chi non ha più un lavoro stabile e non può neppure contare sulle indennità d’integrazione al reddito la quotidianità sta diventando un incubo. Lo scoramento è tale che neppure la prospettiva d’infrangere la legge sembra distogliere gli “agitatori” dal loro intento. «Chiediamo al presidente della Regione di pronunciarsi entro dieci giorni, di farci sapere se e quando potremo avere gli arretrati, altrimenti», avverte l’ex operaio sostenendo

di parlare a nome di almeno una ottantina di lavoratori in mobilità. «Andremo sotto il palazzo della Regione e bloccheremo le uscite. Non ricorreremo ad alcuna forma di violenza, non intendiamo entrare in conflitto con le forze dell’ordine, vogliamo solo veder riconosciuto un nostro diritto».

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