Videosorveglianza monca, in tre sotto processo

Seneghe, tra gli imputati anche l’ex commissario straordinario del Comune Nei giorni scorsi, Antonio Casula è stato nominato alla direzione dell’Ente Foreste

SENEGHE. Appena promosso alla direzione generale dell’Ente Foreste, il funzionario regionale Antonio Casula si ritrova di fronte al giudice. Storia vecchia di qualche anno, non certo una novità per chi l’ha appena nominato alla guida dell’ente regionale né per lo stesso Antonio Casula che di Seneghe fu commissario straordinario tra il 2008 e il 2009, chiamato per rimpiazzare la giunta Feurra che era caduta proprio in quel periodo in attesa delle nuove elezioni comunali.

Ora Antonio Casula rischia di inciampare su un appalto per la videosorveglianza che portava la sua firma e che, per il pubblico ministero Paolo De Falco sarebbe nato dopo la commissione di due reati: la turbativa d’asta e la frode in pubbliche forniture. Non sono notizie nuove per Seneghe, visto che il caso è già finito più volte alla ribalta delle cronache e che, durante l’udienza preliminare di quasi tre anni fa il funzionario ad interim dell’Ufficio tecnico comunale, l’oristanese Antonio Cadoni, aveva patteggiato otto mesi di pena.

Per gli altri tre imputati, ieri mattina è cominciato dopo vari rinvii il processo con rito ordinario di fronte al giudice monocratico Francesco Mameli. Accanto all’ex commissario straordinario del Comune, siedono gli imprenditori nuoresi Giovanni Angelo Delogu e Simone Dessena. Per l’accusa, il ruolo tenuto dai tre durante la procedura e l’assegnazione dell’appalto fu differente. Antonio Casula – è difeso dall’avvocato Gianfranco Siuni – avrebbe approfittato del suo ruolo per gonfiare l’importo dell’appalto valutato inizialmente 16mila euro e successivamente lievitato oltre i 48mila. Il ruolo dei due imprenditori sarebbe stato quello di far finta di dare luogo alla gara d’appalto vinta dall’istituto di vigilanza Over Security rappresentata proprio da Giovanni Angelo Delogu, difeso dall’avvocato Giuseppe Sanna. Simone Dessena, assistito dall’avvocato Salvatore Porcu, avrebbe partecipato per un’altra ditta presentando un’offerta palesemente irregolare perché mancante di documentazione fondamentale per la sua ammissione.

Fu così, che secondo il pubblico ministero Paolo De Falco, si arrivò all’aggiudicazione del servizio di videosorveglianza che per giunta non sarebbe mai entrato in funzione. Quando i carabinieri richiesero al Comune di poter visionare le immagini dell’incendio di un’auto, ci si accorse che non c’erano e a quel punto scattò l’indagine.

Ieri i primi due testimoni dell’accusa hanno risposto alle domande delle controparti. Sono l’ingegnere Gabriele Gorni che predispose la documentazione per bandire la gara d’appalto e l’agente delle polizia locale Manconi che ha spiegato come non avesse partecipato ad alcun corso di formazione che pure era previsto. Le domande degli avvocati hanno immediatamente chiarito verso quale tesi punti la difesa: a dover verificare il rispetto dei dettami della gara d’appalto e il corretto svolgimento del servizio sarebbe dovuto essere proprio il funzionario che ha già patteggiato o al limite il suo predecessore all’Ufficio Tecnico.

In ogni caso

è presto per tirare le somme. Altri testimoni saranno in aula il 21 settembre, dov’è sempre presente l’amministrazione comunale, che, rappresentata dall’avvocato Robert Sanna, si era costituita parte civile nel tentativo di recuperare la somma che ritiene gonfiata e gli eventuali danni subiti.

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