Ergastolo per la strage di Villacidro

La Cassazione: condanna definitiva per l’omicidio dei fratelli Roberto e Andrea Cuccu e di Roberto Parrella

ORISTANO. L’ultima parola è ergastolo. L’ha pronunciata ieri la Corte di Cassazione a Roma e anche se non servirà per cancellare il dolore della tragedia, almeno rende giustizia a chi ha perso figli, mariti, padri, amici. Il «fine pena mai» è definitivo e davanti a Fabrizio Manca, imprenditore di 46 anni di Siamaggiore, ci sono – a vita – le sbarre di un carcere. Che fosse l’autore di quella che è passata alle cronache come “la strage di Villacidro” era pacifico: prove schiaccianti e la sua confessione non lasciavano spazio al minimo dubbio. Restava da valutare se la pena, stabilita in primo grado e confermata in appello, fosse giusta.

Lo è. Anche per la Cassazione, che chiude così il caso giudiziario per il triplice omicidio avvenuto nei capannoni della Logistica Alimentare, quando il 5 dicembre del 2011 vennero assassinati i fratelli oristanesi Roberto e Andrea Cuccu, 38 e 32 anni e soci in affari di Fabrizio Manca, e il contabile dell’azienda Roberto Parrella, 36 anni originario di Milis da anni residente a Oristano.

Secondo tutti i gradi di giudizio fu un triplice omicidio con l’aggravante della premeditazione. Dai giorni precedenti all’agguato, Fabrizio Manca aveva preparato tutto il terreno per agire e, secondo un piano che poi non si attuò, addirittura per predisporre un’eventuale fuga. L’omicida si preoccupò di spegnere le telecamere del capannone il sabato precedente al delitto. Comunicò ai vari autisti e dipendenti della ditta che per quel maledetto lunedì mattina non si sarebbero dovuti presentare al lavoro. Preparò le armi e studiò gli orari dei suoi soci. E con nessuno, tranne che con quella persona tuttora sconosciuta che lo aiutò a nascondersi per due giorni, fece parola del suo assurdo piano, tanto che pochi giorni prima molto serenamente partecipò al compleanno di un figlio.

La difesa, sin dal giudizio di primo grado – in Cassazione era affidata all’avvocato Roberto Delogu –, aveva provato a giocare la carta dell’infermità mentale. Ma, oltre che le perizie, come ha sottolineato anche il procuratore generale della Cassazione e le parti civili, prima di chiedere la conferma della condanna all’ergastolo, a dire che tutti le azioni messe in atto prima e dopo la strage seguivano un chiaro filo logico c’erano proprio i comportamenti. Brutali, feroci, determinati e solo un cervello perfettamente in grado di programmare le proprie azioni si sarebbe potuto comportare così.

La mattina del 4 dicembre del 2011, quando Roberto e Andrea Cuccu entrarono nel capannone ebbero appena il tempo di vedere il fucile puntato contro di sé. Due colpi li freddarono. Roberto Parrella provò una disperata fuga e si rinchiuse dentro un ufficio. Fabrizio Manca utilizzò l’ultima cartuccia per scardinare la porta e non si fermò. Armato di coltello e del calcio dell’arma portò a termine il suo progetto nato, come ha più volte riferito senza essere creduto dai giudici, perché si sentiva minacciato dai fratelli Cuccu e vedeva in Roberto Parrella un loro stretto alleato.

Con tre cadaveri a terra, prese la via di casa. Nella zona del ponte sul Tirso tra Simaxis e Solarussa abbandonò l’auto, quindi sparì per due giorni prima di costituirsi in Questura a Nuoro senza però raccontare alcun particolare sulla persona che l’avrebbe aiutato nella fuga. Da quel momento, il resto della storia è fatta solo di atti di indagine e processuali che null’altro hanno fatto se non aggiungere dettagli agghiaccianti sulla strage e sulla lucidità con cui fu attuata.

In attesa delle ulteriori motivazioni della condanna, resta la condanna a vita che è più di un atto giudiziario per quei familiari che si erano costituiti parte civile – la famiglia Parrella era assistita dall’avvocato Gianfranco Siuni, la famiglia Cuccu dagli avvocati Cristina Puddu

e Anna Maria Uras–. Hanno ottenuto 50mila euro di provvisionale, in attesa di capire a quanto ammonterà il totale del risarcimento. Dettagli di una storia che non si chiude con la parola ultima ergastolo. Ci sono i ricordi e il dolore. Quelli non si cancellano.

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