Lavori alla discoteca, doppia assoluzione e una prescrizione

San Vero Milis, abusi edilizi nel locale notturno Le Saline Funzionario e progettista non sono responsabili dei reati

SAN VERO MILIS. Un atto sparito nel nulla e poi finalmente ritrovato cambia le sorti del processo. Si chiude con una doppia assoluzione, una prescrizione e una messa alla prova il processo per gli abusi edilizi commessi durante l’ammodernamento del locale Le Saline che si trova lungo la strada che porta verso le borgate della marina sanverese.

Poche settimane fa il pubblico ministero Armando Mammone aveva chiesto tre condanne, ieri però solo per il proprietario del locale non è arrivata l’assoluzione piena. Mario Marcellino però se la caverà ugualmente e in parte ha anche già chiuso il suo capitolo con la giustizia ottenendo la prescrizione per il primo capo d’imputazione collegato alla violazione delle disposizioni urbanistiche. È stata invece autorizzata la messa alla prova, con la quale, al termine positivo del percorso di espiazione indicato dall’avvocato Andrea Pinna e accordato dal tribunale, verranno integralmente cancellati gli abusi edilizi.

Il capitolo più importante del processo riguardava però l’Ufficio tecnico comunale e, in particolare, il suo ex dirigente. Anche per il geometra Vincenzo Caria, il pubblico ministero Armando Mammone aveva richiesto la condanna contestandogli vari reati, tra cui, oltre alle violazioni urbanistiche anche quelli di falso e un abuso d’ufficio. Secondo l’accusa, il funzionario aveva creato un provvedimento collegato a una relazione che per lungo tempo, a processo già iniziato, non era mai finita tra gli atti raccolti dalla polizia giudiziaria che aveva condotto le indagini. Ma dopo vane ricerche, a due udienze dalla fine, la relazione era finalmente saltata fuori ed era stata prodotta dall’avvocato Anna Laura Lutzu.

Partendo da questa, la difesa ha provato, riuscendoci, a smontare l’intero castello accusatorio. Ovviamente, in presenza della relazione, il reato di falso non poteva più essere contestato, perché ciò che attestava il geometra Vincenzo Caria era ovviamente dimostrato dal precedente documento. Da questo primo reato derivava anche l’abuso d’ufficio che, conseguentemente, è venuto meno. Rimaneva, punto assai dibattuto, la questione legata alle violazioni urbanistiche, cosa che coinvolgeva il terzo imputato del procedimento, il progettista dei lavori, il geometra sanverese Gerardo Panico, difeso dall’avvocato Carmine Manca.

Per la procura l’autorizzazione data dagli uffici comunali non poteva essere ritenuta valida, visto che la struttura si trova in una zona gravata da vincoli paesaggistici. Ci si sarebbe quindi dovuti rivolgere agli uffici regionali. Di parere opposto le difese, che invece ritenevano sufficiente il via libera dato dal Comune. Se poi il titolare delle Saline avesse effettuato lavori non previsti dal progetto

e dalle autorizzazioni ricevute, queste responsabilità non potevano certo essere attribuite ai due geometri.

Hanno prevalso proprio queste ultime tesi, accolte dal collegio composto dai giudici Francesco Mameli, Andrea Mereu e Enrica Marson che hanno decretato l’assoluzione per entrambi.

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