Il Sinodo scende tra la gente con il delegato di papa Francesco

Ieri la diocesi di Ales-Terralba ha celebrato la fase attuativa alla presenza di tremila persone “Battesimo” con monsignor Nunzio Galantino, uomo di fiducia del pontefice e numero due della Cei

ALES. È stato il numero due della Conferenza episcopale italiana, monsignor Nunzio Galantino, l'uomo di fiducia di papa Francesco messo nel motore della Chiesa italiana, a dare il via ufficiale all'applicazione del Sinodo diocesano concluso il 25 gennaio scorso. Una rivoluzione pastorale e organizzativa – "contagiosa" probabilmente anche per altre chiese locali – che ha bisogno di uno starter d'eccezione, un padrino di battesimo in grado di assicurare sacerdoti e fedeli che il nuovo corso piace al Papa e ai vertici della chiesa italiana. Ieri grande assemblea popolare nel "Palapip" ( zona industriale di Guspini, lungo la strada provinciale 126 per Terralba). Il vescovo ha invitato tutti: delegazioni delle 57 parrocchie, i sindaci dei 49 comuni del Medio Campidano e della Marmilla, prelati delle altre diocesi sarde, associazioni e confraternite, mondo del volontariato e cooperative promosse dalla Caritas diocesana. E hanno risposto in tantissimi: una decina di pullman, almeno una ventina di sindaci in fascia tricolore, almeno tremila i partecipanti. Nei colloqui privati tra il segretario generale della Cei e il clero alerese molto probabile il riferimento alla proposta di monsignor Giovanni Dettori di ridefinire i confini delle dieci diocesi sarde perché nessuna venga “tagliata” dalla scure vaticana.

«La diocesi di Ales Terralba – dice don Nico Massa, segretario generale del sinodo – sta portando a compimento un evento che, come speriamo, segnerà il futuro della nostra vita ecclesiale. Per circa due anni le comunità parrocchiali e le associazioni si sono ritrovate a riflettere sulle condizioni in cui vive la nostra gente, per ripensare i modi in cui la nostra Chiesa svolge la missione che le compete: annunciare il Vangelo e servire i fratelli». Un'iniziativa resa possibile dall'incontro di tre volontà. Il coraggio del vescovo di proclamare che comunione e dialogo sono le condizioni essenziali per mettere sulla strada della missione la chiesa, secondo lo stile di papa Francesco che sollecita i cristiani ad uscire dalle sacrestie per inoltrarsi nelle periferie esistenziali; la determinazione dei preti a battere nuove strade pastorali, comprese quella delle unità pastorali interparrocchiali; infine la volontà dei laici di passare dal ruolo di collaboratori a quello di corresponsabili della chiesa. «Il sinodo, che ci ha impegnato da settembre 2014 a gennaio 2015 in 8 sessioni plenarie di lavoro e in numerosi incontri di studio, si è fatto interprete – aggiunge don Massa – di quanto maturato ed espresso nelle assemblee, che si sono susseguite in questo tempo nelle comunità sparse nella diocesi».

Decisioni, orientamenti e direttive sinodali sono ora codificati in un documento, vademecum diocesano per il prossimo decennio. «L'attenzione – aggiunge don Massa – è rivolta alle esigenze del territorio, sia sotto l'aspetto spirituale che umano e sociale. Come segno concreto della volontà di dare risposte alle esigenze riscontrate, il Sinodo propone la costituzione di un fondo di solidarietà, per favorire l'avvio della imprenditorialità soprattutto tra i giovani».

Ieri, partenza alla grande. Monsignor Nunzio Galantino, braccio destro del papa per l'Italia, ha parlato della “Chiesa italiana di fronte all'Evangelii gaudium”, cioè l'esame dell'esortazione apostolica con cui il Sommo pontefice delinea lo stile del suo pontificato e indica strumenti e modi perché la Chiesa riavvicini l'uomo a Dio. Un ruolo importante in questa pedagogia francescana è stato affidato ai preti. Il Papa chiede che abbiano nuovamente “l'odore delle pecore”.

La

manifestazione è stata aperta dagli interventi di don Nico Massa e del vescovo Giovanni Dettori, che precederanno la relazione di monsignor Galantino. Seguiranno un dibattito e un momento di festa comunitaria animata da gruppi folk e canti giovanili.

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