soddì

Allevatori in rivolta per l’epidemia di “visna maedi”

L’allarme sulla Visna Maedi l’avevano lanciato da tempo, esortando le istituzioni a intervenire con misure adeguate a fronteggiare una situazione che sta compromettendo il rendimento di numerosi...

L’allarme sulla Visna Maedi l’avevano lanciato da tempo, esortando le istituzioni a intervenire con misure adeguate a fronteggiare una situazione che sta compromettendo il rendimento di numerosi allevamenti dell’Alto Oristanese. Un appello raccolto, ma mai tradotto nei fatti, secondo le accuse dei pastori che denunciano di essere stati lasciati soli ad affrontare le conseguenze di una patologia subdola, latente e dunque ad alto potenziale di contagio.

L’esasperazione ieri è sfociata nella protesta di alcuni pastori. Sei allevatori si sono radunati in un ovile decisi a fare le loro rimostranze al veterinario incaricato dalla Asl di vaccinare il gregge contro la lingua blu. Il proprietario del bestiame, Domenico Serra, ha esternato seri dubbi sull’opportunità di iniettare un antivirus in capi indeboliti da un’altra malattia. «Le pecore non sono idonee a essere vaccinate, un esemplare infetto non si può riprendere» ha obiettato. Dei 400 capi posseduti quasi il 90 per cento è positivo alla Visna Maedi.

L’allevatore ha quindi dettato le sue condizioni, esigendo la sottoscrizione di un atto formale attraverso il quale chi dispone e chi pratica la vaccinazione s’impegni a rimediare a un eventuale danno. Il veterinario ieri ha desistito, ma solo per lo stress procurato agli animali. «Io sono disposto a vaccinare, purché chi lo fa se ne assuma la responsabilità» aveva premesso Domenico Serra.

Posizione già espressa in occasione degli incontri territoriali organizzati dai Comuni e dall’assessorato alla Sanità per tranquillizzare la categoria riguardo all’efficacia dell’antidoto anti-blue tongue e all’insussistenza di effetti collaterali.

Rassicurazioni che tuttavia non erano servite a evitare che diversi pastori si sottraessero alla profilassi, incorrendo in una segnalazione alla Procura della Repubblica. Il provvedimento non ha incrinato la determinazione di alcuni di loro, che hanno dato incarico a un legale di muovere alcune denunce e nel contempo di rivendicare il diritto della categoria a essere tutelata attraverso un piano regionale di eradicazione della Visna Maedi, che oggi prevede indennizzi e misure d’intervento solo per gli allevamenti caprini o misti.

Nella lettera inviata alla Regione, alla Commissione europea e ai Nas, cinque allevatori di Soddì, Tadasuni e Nughedu Santa Vittoria contestano «gli omessi adempimenti in materia di controlli e di movimentazione e la mancata adozione di ogni misura di profilassi tesa a evitare il diffondersi dell’infezione da Visna Maedi, nonché la mancanza di

specifici provvedimenti di sostegno per gli allevamenti ovini».

«È stata chiesta l’apertura di un tavolo tecnico ma a oggi non c’è stata la volontà politica di agire», ha accusato Fausto Flore, di Ghilarza, che nel giro di un anno ha visto morire 90 delle sue 350 pecore. (mac)

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