Il sistema Horse country: 9 milioni di incompiute

Finanziati con 18 miliardi di lire da Regione e Provincia per il settore turismo La maggior parte delle tredici strutture è incompleta, altre non hanno mai aperto

ORISTANO. Nella Smorfia napoletana, il numero diciotto indica il sangue. E qui di sangue-denaro, gli enti pubblici ne hanno versato parecchio, addirittura l’equivalente di diciotto miliardi per poi avere in mano, se non un pugno di mosche, certamente diverse strutture incomplete o con gravi carenze. Per fortuna si parla ancora di miliardi di lire, perché i progetti per la nascita del sistema degli horse country risalgono addirittura al 1996 e con essi il finanziamento regionale.

I progetti. Se fossero stati diciotto miliardi di euro, oggi si comprerebbe mezza Sardegna. Ma le lire di allora non avevano lo stesso valore. Era comunque un bel gruzzolo – costituito per la gran parte di fondi regionali, usufruiva anche di un cofinanziamento da 800 milioni della Provincia – che avrebbe dovuto consentire la realizzazione di un sistema di strutture per incrementare il turismo equestre. Il progetto è invece rimasto a metà strada e per buona parte può considerarsi un’incompiuta, al pari, giusto per restare negli stessi anni del secolo scorso, di quel che accadde per i mondiali di calcio di Italia 90.

Il sistema oristanese. Mancava la Planargia, perché allora non rientrava nei confini provinciali, per il resto l’intero territorio era interessato dai progetti. Sette miliardi e 400 milioni furono destinati alla costruzione del nucleo centrale dell’Horse Country Resort dell’Ala Birdi di Arborea. Con i restanti nove miliardi e 800 milioni si realizzarono dodici tra maneggi, centri di ristoro ed altre opere nei Comuni di Paulilatino, Sedilo, Santu Lussurgiu, Norbello, Ghilarza, San Vero Milis, Cuglieri, Ales, Albagiara, Sini, Nureci e Gonnoscodina.

Una serie di incompiute. Dal via libera ai lavori arrivato all’inizio degli anni Duemila, sono passati tre lustri. E nel dare uno sguardo all’intero sistema degli Horse Country ci si accorge che solo poche di queste opere sono state completate, altre non hanno tutt’ora un gestore, altre sono state concepite e costruite in luoghi non esattamente accessibili, altre hanno addirittura finalità che a tutto possono essere associate fuorché al turismo equestre. Tutto questo si ricava dall’esame della Commissione provinciale: effettuato durante questi anni, traccia un quadro impietoso della situazione. Così seppure quei diciotto miliardi di lire non sono stati buttati esattamente dalla finestra, è vero che sono rimasti assai lontani dal raggiungimento dell’obiettivo.

Le strutture gestite. Le strutture che hanno trovato un gestore sono appena sei, nemmeno la metà di quelle costruite e non tutte, tra queste, sono state ultimate. Sono quelle di Arborea, Santu Lussurgiu, Norbello, San Vero Milis, Sini e Gonnoscodina. Eppure nemmeno in questi casi si può sorridere pienamente. Partendo dal colosso dell’Ala Birdi, si scopre che proprio ad Arborea non ha mai funzionato l’area chiamata Western Country. Un nome evocativo, ma solo per i poster o per i posteri perché, al momento, nessuno lo può utilizzare. L’esame della Commissione provinciale ha poi evidenziato una serie di carenze che sono simili anche per le altre strutture che, ad oggi, hanno un gestore. A San Leonardo di Santu Lussurgiu i box per i cavalli sono insufficienti; a San Vero Milis mancano i posti letto per i turisti; a Gonnoscodina e Sini i problemi sono legati agli allacci elettrici, idrici e fognari e alle condizioni delle staccionate; Norbello poi merita un discorso a sé perché dopo vent’anni per completarla, la struttura ha solo una funzione ricettiva. Di cavalli non c’è traccia.

Non gestite o incomplete. Sono addirittura in cerca di un gestore le strutture realizzate a Sedilo, Paulilatino, Ghilarza, Cuglieri, Albagiara, Ales e Nureci. Alcune di queste sono in buono stato e sarebbero anche pronte all’uso, ma sinora nessuno si è lanciato nell’impresa per vari motivi. Il caso di Ales è emblematico, perché l’Horse Country è stato costruito a dieci chilometri dal paese in

una zona non esattamente accessibile. Questo probabilmente spaventa gli ipotetici gestori che sinora sono rimasti alla larga, anche perché la struttura risulta nell’elenco di quelle incomplete assieme a quelle dei Comuni di Cuglieri, Albagiara, Sini e Gonnoscodina.

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