Allai, museo civico con polemiche

Sarà inaugurato domani, ma sul modello espositivo forti dubbi da parte del gruppo d’opposizione

ALLAI. Il conto alla rovescia per l’inaugurazione del museo civico è cominciato nel segno delle polemiche. Per l’ amministrazione comunale si tratta di una pedina importante di un più ampio progetto di sviluppo turistico, ma c’è chi non crede alle potenzialità del Cima. A nutrire forti dubbi sul modello museale è il gruppo elettorale contrapposto alla coalizione di Antonio Pili. Secondo i candidati di Progresso Lavoro e Libertà per Allai, la crisi che sta interessando la stragrande maggioranza dei musei sardi non risparmierà neppure la struttura locale. Argomentazioni riportate in una lettera distribuita in questi giorni alle famiglie, alle quali il gruppo guidato da Valpiero Delugas annuncia il suo forfait alla cerimonia inaugurale di domani. «Non parteciperemo a questo evento perché non lo condividiamo – scrivono i firmatari –. La ristrutturazione dell’edificio fu finanziata dalla legge 37 esclusivamente per esposizione di reperti archeologici, per un importo di circa 500mila euro. Ora constatiamo che sarà adibito a museo. Pensiamo sia una scelta sbagliata e che invece debba essere destinato a ciò per cui è stato finanziato, e cioè un’esposizione di reperti archeologici da aprire in concomitanza con altre manifestazioni e proponendo ai visitatori anche i siti archeologici del territorio». Gli autori della lettera sostengono che di questi tempi la gestione di un museo costituisca un peso per le casse dell’ente locale. «In questi particolari momenti di crisi finanziaria le risorse vanno utilizzate per le attività di prima necessità e non per aprire cattedrali nel deserto», concludono i candidati. «Non abbiamo smarrito la via maestra – replica il vicesindaco Antonio Pili –. Abbiamo utilizzato la 37 per la riqualificazione del centro storico e per creare quelle condizioni di lavoro che hanno determinato la nascita di una serie di attività economiche. Sul solco di quella visione ci siamo adoperati per recuperare il cuore dell’abitato che era in forte stato di degrado e che è stato musealizzato. La gestione

vera e propria comporterà un costo di dieci, dodicimila euro per la gestione di uno spazio culturale a 360 gradi, dal quale saranno avviati laboratori tematici e si irradieranno itinerari archeologici e ambientali. Dietro c’è l’impegno di tutta la comunità».

Maria Antonietta Cossu

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