Bauladu, ambulatorio pronto ma chiuso

Il nuovo locale non è ancora aperto, mentre all’ente l’Asl propone una convenzione onerosa

BAULADU. Il nuovo ambulatorio è pronto dal dicembre del 2014, ma è chiuso. La Asl 5 di Oristano, nonostante le ripetute richieste dell’amministrazione comunale bauladese, continua a tenere la serranda della struttura abbassata e i pazienti sono costretti a recarsi a Tramatza, Milis, San Vero Milis o Zeddiani, anche per farsi fare una ricetta dal medico di base o un certificato dall’ufficiale sanitario. «Siamo stanchi del perdurare di questa situazione, fortemente penalizzante per i nostri cittadini – dice Davide Corriga –, che subiscono un disagio ingiustificato per usufruire delle prestazioni sanitarie». Per sanare questa situazione qualche giorno fa, Corriga, ha scritto una lettera all’assessore regionale alla Sanità Luigi Arru, al commissario della Asl 5 di Oristano Maria Giovanna Porcu, e al vice prefetto Paola Dessi. «La vecchia struttura – scrive Corriga –, di proprietà della Asl 5 di Oristano, nel 2008 venne dichiarata inagibile perché non più idonea; l’amministrazione, aveva proposto una permuta con un immobile restaurato, idoneo a ospitare l’ufficiale sanitario e l’ambulatorio. Operazione autorizzata nel luglio del 2012 dal direttore generale della Asl, a cui, qualche mese dopo, seguì la firma del contratto di permuta». Con l’installazione del nuovo contatore per l’energia elettrica e l’allaccio alla rete idrica, operazioni concluse il 10 di dicembre del 2014, la struttura era stata dichiarata pronta per l’utilizzo. Quindi, tutto risolto e ambulatorio di nuovo disponibile per i cittadini di Bauladu? «Neppure per idea – dice Corriga –, l’ambulatorio risulta ancora inattivo, e i disagi continuano. Anzi, dopo innumerevoli solleciti, il dirigente del servizio manutenzioni della Asl ha proposto al Comune una bozza di convenzione inaccettabile, che, tra le altre cose, prevede che l’amministrazione comunale prenda in gestione l’ambulatorio, senza però poterlo concedere in locazione a terzi. Oltre che per l’assurdità di alcune condizioni proposte, la richiesta imbarazza l’amministrazione, che, dopo essersi fatta carico delle spese dell’atto di permuta e aver ceduto un immobile pronto per l’utilizzo, si ritroverebbe a dover gestire una struttura che fino a qualche mese prima era di sua

proprietà, sobbarcandosi i costi e determinando un’azione dannosa per l’erario, mentre basterebbe concedere in locazione l’immobile al medico di base, e a quanti lo vorranno utilizzare, facendo pagare un canone che andrebbe alla stessa Asl, e il problema sarebbe risolto».

Piero Marongiu

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