la sentenza

Donna morì per il crollo di una croce, la chiesa di Oristano pagherà un maxi risarcimento

La diocesi è stata condannata dal tribunale civile a pagare un milione e mezzo di euro. L'incidente era avvenuto il 10 agosto 2005 a Mogorella

ORISTANO. La Diocesi di Oristano dovrà pagare un maxi risarcimento alla famiglia di Paola Urru, la donna di 42 anni rimasta uccisa dieci anni fa dal crollo della croce di ferro della Chiesa parrocchiale di Mogorella, davanti all'ingresso, mentre era in corso la messa solenne in onore del patrono San Lorenzo. Lo ha stabilito una sentenza pronunciata dal giudice del Tribunale civile di Oristano Enrica Marson, che ha condannato la Diocesi a pagare un milione e mezzo di euro al marito, ai due figli e ai genitori della vittima. La Diocesi, assistita dagli avvocati Marco Martinez e Federica Frau, ha presentato ricorso in appello.

Il fatto risale al 10 agosto del 2005. Paola Urru, originaria di Allai ma residente nella penisola, a Voghera, dove il marito lavorava come agente di polizia penitenziaria, era tornata a Mogorella, paese d'origine del marito, per la festa di San Lorenzo e durante la celebrazione della messa si era trattenuta nel piazzale della chiesa assieme ai due figli di otto e due anni. Il crollo della croce e della pietra a cui era ancorata non le lasciò scampo.

L'inchiesta dei carabinieri della Compagnia di Mogoro accertò poi come causa del crollo il fatto che la croce fosse stata utilizzata come punto di aggancio dei festoni di bandierine preparati dal Comitato dei festeggiamenti subendo quindi forti sollecitazioni a causa del vento. L'inchiesta portò al rinvio a giudizio dei componenti del comitato e del parroco del paese don Fabio Marras. Al processo il parroco patteggiò una pena di quattro mesi e 20 giorni con la condizionale. Tutti gli altri imputati invece vennero assolti.

A quel punto scattò la causa civile per il risarcimento

dei danni. I familiari della vittima, assistiti da uno studio legale di Milano, chiamarono in causa la Diocesi e il Tribunale ha dato loro ragione con una sentenza destinata comunque a far discutere che ha di fatto individuato la Diocesi come responsabile oggettiva della disgrazia.

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