Giacinti, la replica della Regione: «Responsabilità della Provincia»

Arriva la precisazione dell’assessorato all’Ambiente dopo le accuse del Comune di Riola Sardo: «Mai preso impegni sulle date. Non abbiamo competenze sulla pulizia del rio Mar’e Foghe»

RIOLA SARDO. «Non abbiamo competenze sulla pulizia del rio Mar’e Foghe». L’assessorato regionale all’Ambiente non può far nulla per risolvere l’infestazione del giacinto d’acqua sul canale irriguo che sfiora sei paesi dell’hinterland di Oristano. «La riunione di luglio era stata indetta per offrire un punto d’incontro, un raccordo, ma gli unici soggetti che possono spendere le risorse per la pulizia del Mar’e Foghe sono la Provincia e l’Agenzia del distretto idrogeografico», ha comunicato lo staff dell’assessore Donatella Spano.

Parole che non lasciano adito a interpretazioni di sorta: non esistono date in cui sarebbero dovuti iniziare i lavori e tantomeno sono mai esistite proiezioni sul termine della rimozione della pianta tropicale che da anni infesta il canale, non comunicate direttamente dalla Regione perlomeno. Nemmeno in via informale.

I soggetti che dovrebbero disporre del portafoglio necessario per combattere i giacinti d’acqua, e il rischio di esondazione del canale nato dalla presenza delle piante tropicali, sono altri: Provincia e Agenzia regionale del distretto idrogeografico.

L’input per azzerare i pericoli provenienti dal rio Mar’e Foghe dovrebbe partire da chi ha ricevuto i fondi per combattere i giacinti, sempre che le risorse siano spendibili e le casse dei due enti in grado di sostenere una battaglia in cui forse manca anche la giusta strategia da seguire.

La rimozione meccanica attraverso l’uso di barche attrezzate, reti e ruspe è dispendiosa e del tutto effimera: il problema viene risolto per una stagione, l’inverno, ma poi si ripresenta durante la primavera, quando le temperature della acqua salgono e le piante trovano nuovamente le condizioni ideali per svilupparsi fino a coprire gran parte del corso del canale irriguo.

Tanto lavoro, e tante risorse, per iniziare da capo ogni autunno. Come succede da cinque anni a questa parte, da quando cioè il giacinto d’acqua è comparso sul corso d’acqua che sfiora Riola Sardo, Zeddiani, Tramatza, San Vero Milis, Baratili San Pietro e Nurachi.

Ecco perché i primi cittadini dei paesi toccati dall’infestazione sono ritornati sul sentiero di guerra. Anche se, i panni indossati sono quelli del don Chisciotte impegnato nella lotta ai mulini a vento. Un abito che da queste parti sta ormai stretto anche se,

la tenacia delle piante galleggianti, i ritardi della politica amplificati da qualche fraintendimento, sempre dietro l’angolo, la carenza di risorse economiche e l’assenza di una strategia d’azione sono le costanti di una storia che si trascina da anni e che è ben lontana dall’essere risolta.

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