Al San Martino cento aborti all’anno

In forte calo il numero rispetto a vent’anni fa quando si raggiungevano i 350. Ecco come funziona il servizio ospedaliero

ORISTANO. Una ventina di anni fa si arrivava a 350 all’anno. Ora ci si ferma al di sotto della soglia dei cento, tetto massimo degli aborti praticati all’ospedale San Martino, dove i protocolli, la riservatezza e la possibilità di affrontare questo percorso comunque non semplice sono garantiti senza difficoltà per le pazienti. Su quindici medici del reparto di Ostetricia e Ginecologia, dieci sono obiettori di coscienza, ma cinque assicurano loro la possibilità di usufruire della legge 194 che garantisce e tutela la libertà di interrompere volontariamente la gravidanza.

Seguendo un percorso ormai consolidato e quanto mai affidabile, l’ospedale oristanese è in grado di lavorare a ciclo continuo, a differenza di altre strutture anche sarde, in cui il numero di medici obiettori mette i pazienti di fronte all’impossibilità di scegliere tale percorso o di affrontare difficoltà molto superiori. Due volte al mese i medici sono in sala operatoria per portare avanti la pratica. «Il nostro reparto – spiega il dottor Antonio Campiglio – segue da anni un percorso ben definito che garantisce la massima riservatezza alle pazienti. Nel giro di mezza giornata siamo in grado di effettuare l’intervento e rimandare a casa chi vi si è sottoposto. Questo ovviamente consente alle pazienti di poter tutelare la propria privacy».

Cosa che invece non accadrebbe nel caso in cui la pratica venisse effettuata attraverso l’utilizzo della pillola RU486, per la quale servirebbe un ricovero minimo di tre giorni difficilmente giustificabile. Proprio per questo motivo che andrebbe a danneggiare la privacy, l’ospedale non effettua il servizio. Altro discorso invece per la pillola del giorno dopo, che va presa prima possibile e comunque entro le 72 ore dal rapporto sessuale. Ma per assumere questo farmaco non c’è la necessità di rivolgersi agli ospedali, dal momento che bastano la ricetta del medico, l’acquisto in farmacia e quindi l’assunzione come una qualsiasi altra medicina. Non si tratta però di un aborto vero e proprio, ma di un metodo contraccettivo di emergenza.

Tornando all’ospedale, con due sedute mensili e circa quattro interventi per seduta, il reparto del San Martino si attesta su numeri di molto inferiori a quelli di una ventina di anni fa. «L’innalzamento dell’età della popolazione non ha nulla a che fare con queste cifre – precisa il dottor Campiglio –, semmai è la diffusione della pillola anticoncezionale, in cui la Sardegna è leader tra le regioni, ad influenzare il dato finale. C’è comunque da registrare, nell’ultimo periodo un leggero incremento delle pratiche di aborto che, rispetto al passato, vedono gli immigrati farne richiesta più frequentemente».

Il percorso, scelto anche nella cattolicissima Oristano soprattutto da chi vive in condizioni di disagio socio economiche, inizia con il Consultorio che fa da filtro e precede l’eventuale intervento in ospedale. «È in quella sede che i nostri colleghi – prosegue Antonio Campiglio – espongono alla paziente tutte le possibili forme di assistenza sociale che vengono garantite alle famiglie in difficoltà economiche. Quindi ci sono i sette giorni di riflessione previsti dalla legge e questo fa sì che la decisione finale sia quanto più consapevole possibile».

In sala operatoria però non entrano solo i cinque ginecologi non obiettori. C’è infatti anche bisogno degli anestesisti e degli infermieri. Se per i primi non ci sono problemi, visto che otto su diciotto non sono obiettori di coscienza, la difficoltà potrebbe crescere nell’individuare gli infermieri, dove gli obiettori sono molti di più e in sala devono essere presenti in tre. Ad ogni modo non si sono mai verificate difficoltà

che hanno impedito o rallentato il servizio. «La nostra organizzazione sul lavoro è ormai molto ben consolidata – conclude Antonio Campiglio –, garantiamo la massima disponibilità e in tantissimi anni non abbiamo mai registrato complicazioni mediche o rimostranze».

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