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Progetti di reinserimento per le operaie ex Compau

Saranno undici le lavoratrici terralbesi che potranno beneficiare del sostegno Dal sindaco di Terralba Piras una modifica “virtuosa” al patto di stabilità

TERRALBA. Una boccata di ossigeno che arriva finalmente per le lavoratrici ex Compau, a dispetto del patto di stabilità.

Dopo la lunga attesa e le proteste delle ex lavoratrici dell'azienda con sede a Marrubiu, finalmente i progetti di reinserimento lavorativo in favore di 11 cittadine terralbesi possono partire. Da tempo senza lavoro, erano riuscite ad ottenere dalla Regione una piccola boccata di ossigeno, un progetto che da la possibilità di essere impiegati presso i propri Comuni di residenza per un periodo di quattro mesi in lavori legati alla lotta contro discariche abusive, protezione civile, e cantieri “verdi”.

Un’opportunità importante per queste famiglie che è stata subito colta in altri centri come Marrubiu e San Nicolò D'Arcidano, ma che purtroppo a Terralba non poteva partire a causa del patto di stabilità. A fine giugno infatti il Comune ha ricevuto uno stanziamento per pagare questi lavori ma che non può spendere fino a quando non avrà un bilancio che attesti il rispetto del patto di stabilità.

Il Comune ha deciso ora di compiere una scelta un po' azzardata per venire incontro a queste lavoratrici: «attualmente siamo al di fuori dei limiti imposti dal patto, ma secondo i calcoli dei nostri uffici tra due mesi riusciremo a rientrare nei limiti» spiega il sindaco Pietro Paolo Piras,«perciò abbiamo deciso di partire ugualmente per favorire queste lavoratrici che non possono aspettare oltre per non perdere quest'opportunità, poi tra due mesi speriamo che sarà tutto in regola e non ci saranno più problemi di questo tipo». Anche perchè la Regione ha deciso di prorogare il progetto e consentire altri 4 mesi di lavoro: «sarebbe una doppia sconfitta non partire subito, perchè perderebbero sia la prima tranche del progetto che la seconda, perciò è giusto fare un atto di coraggio e fare la delibera di giunta per la partenza del progetto» aggiunge Piras. Nei mesi scorsi le lavoratrici avevano organizzato delle giornate di protesta, con sit-in in piazza per sensibilizzare su questa assurda vicenda burocratica che stava paralizzando il progetto di reinserimento lavorativo. Era paradossale infatti che nonostante la Regione avesse concesso i soldi, il Comune non potesse spenderli a causa del patto di

stabilità.

Intanto nei paesi vicini questo problema non c'era: a Marrubiu il progetto è già partito da circa un mese, mentre a San Nicolò D'Arcidano addirittura si è già partiti con la seconda tranche del lavoro, resa possibile grazie all'ulteriore finanziamento concesso dalla Regione. [

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