Quel mutuo insostenibile: rischia di perdere la casa

Uno dei casi raccolti dallo sportello di assistenza anti usura dell’Appc Un’infermiera lotta per opporsi al pignoramento della propria abitazione

ORISTANO. «Avevo un desiderio: una casa tutta mia, poi la banca ha cercato di portarmela via. Ma io non mi arrendo. È un inferno quello che sto vivendo, ma non posso cedere: in quelle stanze dalle quali vorrebbero cacciarmi via ci sono anni di sacrifici e rinunce e tutti i miei sogni. Andrò in tribunale per difendere le mie ragioni. E la mia vita».

È una vicenda emblematica quella di Enrica (il nome è di fantasia), una delle tante di presunta usura bancaria che lo sportello d’ascolto dell’Appc ha verificato e sta per trasformare in querela. Lei, donna indipendente, nel senso che non è sposata e non ha figli, ma un buon lavoro che le permette di non dover chiedere nulla a nessuno, è ambiziosa: decide di metter su casa. Non un appartamento in affitto, ma una casa tutta sua. Fa l’infermiera in ospedale, ma lavorare le piace e così, decide di fare più lavori «In privato, ovviamente pagandoci sopra un bel po’ di tasse», racconta. E su quel secondo lavoro che lei fa conto per costruirsi la casa. Decide di chiedere un mutuo. La banca glielo concede, circa dieci anni fa: 75mila euro da restituire con rate mensili di 650euro. Le cose filano lisce per qualche anno. Enrica si massacra di lavoro per onorare il debito: «Lavoravo anche 20 ore al giorno, andavo su e giù: la mattina ero a Cagliari, poi rientravo qui, la sera magari ero a Sedilo. E poi, turni sulle autoambulanze, le assistenze domiciliari – racconta – non mi pesava: faccio questo mestiere con passione e poi, c’era la casa, il progetto della mia vita».

Nel 2012 la legge sul secondo lavoro cambia e lei, dipendente pubblica, sceglie di mantenere il lavoro da infermiera in ospedale e di rinunciare alle prestazioni private. Iniziano i problemi. «Lo stipendio, da solo, non basta se hai anche il mutuo. Mi rivolgo ad una Finanziaria per la cessione di un quinto dello stipendio, taglio tutte le spese. E mi capita di tardare nel pagamento di qualche rata. La banca si fa sentire, al telefono, poi succede quello che mai avrei immaginato: l’atto di pignoramento della casa».

Enrica cerca di rientrare nel debito: «La banca mi propone un secondo prestito, da pagare a rate di 850euro al mese, più la rata del mutuo – racconta – mi sento

presa per la gola, ma accetto. Vado avanti per un anno, vivendo con appena 200 euro al mese, fino a scoprire che la casa rischia di finire all’asta. Ho deciso di far ricorso, ma è da un anno che insisto con la banca per avere i documenti del contratto. Me li hanno negati e li ho diffidati».

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