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Mountain-bike, la carica dei trecento da tutta l’isola

BARESSA. La carica dei trecento ha attraversato la Marmilla. Erano tanti quanti gli spartani di Leonida i ciclisti che domenica si sono dati appuntamento a Baressa. In ballo non c’era un’invasione...

BARESSA. La carica dei trecento ha attraversato la Marmilla. Erano tanti quanti gli spartani di Leonida i ciclisti che domenica si sono dati appuntamento a Baressa. In ballo non c’era un’invasione da scongiurare ma piuttosto l’immagine di un territorio che prova a non affondare in un mare di difficoltà. E per risalire la china è necessario aprire nuove strade, come quella intrapresa dal Baressa racing team, un gruppo di 25 ragazzi aiutati da una quarantina di simpatizzanti, che ha trovato il modo di accenderei riflettori sulle colline della Marmilla. Il Mtb Wine & food è stato proprio questo, uno spot sospeso tra la pratica della mountain bike e la promozione delle risorse ambientali e enogastronomiche. «È stata un’occasione per fare sport tra amici, senza assilli, ma potrebbe essere molto di più», spiega Mirko Pisu, presidente del Baressa racing team, «il nostro territorio dovrebbe sfruttare meglio queste occasioni, il turismo legato alla mountain bike è una realtà in tante zone d’Italia». La dimostrazione di quanto siano convinti delle potenzialità di questa attività è andata in scena domenica, durante una manifestazione che ha sposato l’amore per la bicicletta con le tradizioni della cucina locale e gli scenari rilassanti di un panorama collinare dominato dal verde della campagna. I 300 ciclisti sono partiti da Baressa poco dopo le nove e si sono subito misurati con gli sterrati scoscesi che circondano il paese delle mandorle. Quando i muscoli iniziavano a scaldarsi, e una volta lasciato alle spalle l’abitato di Gonnosnò, i protagonisti del Mtb wine e food hanno fatto la prima tappa nel centro di Sini. Un “pit-stop” veloce condito da un pezzo di pane con miele per poi ricominciare a pedalare verso Turri, passando da Ussaramanna, dove era prevista la seconda sosta. Da Turri la comitiva di ciclisti ha raggiunto Siddi e terzo punto di ristoro, il ristorante s’Apposentu dello chef stellato Roberto Petza. L’ultimo tratto del tragitto era anche il più difficile: una volta superato Siddi i ciclisti hanno scalato una ripida salita che conduce alla Giara di Siddi,

guadagnandosi la possibilità di ammirare la tomba dei giganti di “Sa domu ‘e s’orcu”. Una fatica ripagata al termine del percorso con lo spettacolo delle acrobazie del freerunner Nicola Serra e dal pranzo a base di prodotti locali organizzato nella palestra di Baressa.

Claudio Zocchedd

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