«Un cadavere senza identità»

Pompu, processo per l’omicidio Murranca. La difesa chiede l’annullamento delle consulenze legali

POMPU. C’è un omicidio e c’è un cadavere. Ma quel cadavere è della vittima alla quale si vuole rendere giustizia nel processo che si sta celebrando? Lo scontro si riaccende nell’udienza di fronte alla Corte d’Assise di Cagliari, presieduta dal giudice Claudio Gatti, che ha sul tavolo le carte del delitto del commerciante ambulante Antonio Murranca, ammazzato a settembre del 2014. Successivamente, in un tentativo maldestro di occultare il corpo privo di vita, fu dato fuoco nelle campagne di Marrubiu al furgone che apparteneva allo stesso commerciante con dentro il cadavere.

Ma un processo deve andare avanti su dati certi e per la difesa quelli sin qui presentati dall’accusa non sono tali. Ancora una volta, così come era accaduto nella scorsa udienza, è finita nel mirino dei difensori dei tre imputati, gli allevatori Graziano Congiu, 31 anni di Ruinas, Stefano Murru, 40 anni di Pompu, e Lorenzo Contu, 52 anni di Morgongiori, la consulenza del medico legale Roberto Demontis. Incaricato dal pubblico ministero Paolo De Falco di svolgere gli accertamenti tecnici sul cadavere aveva esposto durante una delle precedenti udienze i propri risultati. Tra questi c’erano anche quelli della comparazione del profilo genetico raccolto da alcuni oggetti utilizzati da Antonio Murranca con alcune tracce di dna ricavate da quel che restava del povero corpo.

Per il consulente dell’accusa, che è accompagnata nel processo anche dall’avvocato di parte civile Gianfranco Siuni che tutela i familiari della vittima, gli esiti non lasciavano spazio a dubbi: il morto è Antonio Murranca. E di dubbi in tal senso forse ne ha pochi anche la difesa, ma i processi si giocano sulle certezze scientifiche e sulla procedura quando ci si trova di fronte ad accertamenti di questo tipo e così un altro consulente ha contestato il punto di arrivo di Roberto Demontis.

La sua consulenza, secondo il genetista Andrea Maludrottu, esperto nominato dall’avvocato Carlo Figus per conto del suo assistito Lorenzo Contu è viziata da alcuni errori formali. Intanto sarebbero stati associati agli oggetti dei profili genetici non corrispondenti a quelli riportati nelle tabelle delle consulenze dell’accusa. Hanno infatti un codice identificativo diverso, errore che non può essere imputabile al meccanismo del macchinario utilizzato per la comparazione. C’è poi il fatto che il medico legale, unico autorizzato a compiere gli accertamenti durante le primissime fasi dell’indagine si sia avvalso della collaborazione di altri esperti salvo poi apporre la propria firma sull’intera consulenza che comprendeva esami genetici e istologici. È legittimo? Per l’avvocato Carlo Figus c’è un problema procedurale che rende nulle le perizie.

L’accusa e la parte civile replicano che erano eccezioni sollevate già nell’udienza iniziale e respinte dalla Corte che intanto, prima di rinviare al prossimo giovedì, ha assistito alla ricusazione del

perito fonico Mariano Pitzianti da parte dell’imputato Graziano Congiu che l’aveva precedentemente nominato. Per ora resta un po’ fuori dai giochi il terzo imputato Stefano Murru assistito dall’avvocato Michele Ibba. Giocherà le sue carte nella prossima udienza?

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