Cinque allevatori chiedono i danni per la visna maedi

Da Soddì, Ghilarza e Nughedu sollecitano i risarcimenti Causa alla Regione se non paga 272mila euro entro aprile

La conta stavolta non concilia il sonno. Le pecore sono infatti morte o malate, perché colpite dalla lentivirosi. La visna maedi sta infatti decimando i capi di decine di aziende nel silenzio quasi generale da parte delle istituzioni che continuano a non intervenire. Stavolta però il rischio che la Regione finisca davanti a un tribunale è dietro l’angolo, perché nei giorni scorsi, dopo un’attesa durata un anno, è arrivata una diffida da parte dell’avvocato Giovanni Paolo Meloni per conto di cinque allevatori.

Hanno le loro aziende nei territori di Ghilarza, Nughedu Santa Vittoria e Soddì e in tutto hanno perso 1.306 capi ovini o perché morti o perché contagiati. Il danno è enorme ed è stato quantificato in 272mila euro totali, suddivisi non in maniera equa tra le cinque aziende. C’è infatti chi ha perso 528 capi e chiede un risarcimento di oltre 95mila euro, chi di capi ne ha perso appena 56, ma non vuol soprassedere e pretende comunque gli oltre 8mila euro di risarcimento.

La parola chiave diventa proprio questa e l’ente presso cui battere cassa è la Regione. Gia nell’aprile del 2015, l’avvocato aveva inviato la prima lettera agli uffici degli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura, che però non hanno fatto scatti da centometrista per porre rimedio alla situazione. Sono stati chiamati in causa perché, contrariamente a quanto disposto dalle normative italiane e dell’Unione Europea, hanno omesso di eseguire gli adempimenti di tipo sanitario sulla movimentazione dei capi ovini e caprini e precedentemente non hanno svolto la profilassi che avrebbe consentito di limitare il diffondersi dell’infezione che ormai sta imperversando in tutta la Sardegna.

Alla prima lettera è seguita una seconda, ma anche di fronte al secondo sollecito la Regione ha nicchiato. Non si è andati oltre qualche contatto telefonico e qualche rassicurazione data a voce agli allevatori. Nulla di più e così si è arrivati all’ultimo avviso prima di avviare un’azione legale. Si chiede ancora una volta di risolvere la questione attraverso vie che non comprendano l’intervento del tribunale, altrimenti non resta altro che fare causa. «L’impassibilità e la non curanza degli enti preposti ad una più rigorosa pratica di controllo e movimentazione degli animali ovini

nel territorio isolano», come scrive l’avvocato Giovanni Paolo Meloni, hanno sfondato gli argini della pazienza. Un anno di attesa è più che sufficiente, così, se a fine aprile la Regione continuerà nel suo mutismo, a risolvere la questione ci penserà la magistratura in maniera differente.

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