Ales, padre Roberto Carboni è vescovo

La cerimonia di consacrazione del presule guidata dall’arcivescovo di Sassari Paolo Atzei

ALES. «Bai cun Deus e sa Mamma t'accumpangiri». Con questo augurio dell'arcivescovo di Sassari, Paolo Atzei, a nome di tutto l'episcopato sardo, ieri padre Roberto Carboni è diventato vescovo di Ales-Terralba, il trentaseiesimo della storia moderna della diocesi, uno dei 5000 successori degli apostoli che nella chiesa universale guidano con papa Francesco il popolo cristiano.

Erano da poco passate le 18 quando nella piazza Antonio Tedde, vescovo di questo territorio dal 1948 al 1982, davanti ad alcune migliaia di fedeli e ai sindaci in fascia tricolore dei 39 comuni del Medio Campidano e della Marmilla, padre Roberto, attraverso l'imposizione delle mani dell'arcivescovo Atzei e di altri 13 presuli, ha ricevuto la consacrazione episcopale. È stato il momento più solenne di un rito - aperto dal canto del “Veni Creator Spiritus” – risalente ai primi tempi della Chiesa.

Festa religiosa ma anche cura formale e sostanziale degli aspetti giuridici di una nomina che nell'istituzione ecclesiastica ha un ruolo fondamentale. All'inizio del rito – dopo i saluti del sindaco di Ales, Simonetta Zedda, e del vescovo emerito Giovanni Dettori – è stato letta la bolla ufficiale promulgata da Papa Francesco il 10 febbraio scorso. A presiedere il rito – con il consenso del sommo pontefice – monsignor Paolo Atzei per assicurare la continuità episcopale che attraverso l'arcivescovo di Sassari arriva, storicamente documentata, fino a metà del XVI secolo.

Tutta l'assemblea, migliaia di fedeli tra i quali tantissimi provenienti da Scano Montiferro, paese d’origine di monsignor Carboni, ha pregato per il nuovo vescovo che, disteso per terra, davanti alla croce ha chiesto l'aiuto di numerosi santi e beati: di quelli che figurano in testa al calendario liturgico e dei sardi moderni e recenti: sant'Ignazio da Laconi, padre Francesco Zirano di Sassari, fra Nicola da Gesturi, Maria Gabriella Sagheddu di Dorgali, Antonio Mesina di Orgosolo, suor Giuseppina Nicoli di Cagliari.

Preghiera ma anche impegni formali – promessa di fedeltà alla Chiesa e al papa, custodire il “depositum fidei”, edificare la Chiesa corpo di Criso, pregare per il popolo affidatogli, essere il buon pastore del gregge dei cristiani – richiesti da monsignor Atzei a padre Carboni che ha sempre risposto con un chiaro, netto “Sì, lo voglio”.

Con questa promessa, il nuovo “sacerdos magnus”, ha potuto ricevere le insegne episcopali: mitra, anello e per pastorale un semplice bastone in legno.

«È un nuovo inizio per te», ha detto l'arcivescovo di Sassari al termine dell'omelia, con una raccomandazione pratica: «Non essere un vescovo che fa il frate, ma sii un vescovo che è stato frate» e, rivolto ai sindaci, ha detto: «Voi usate la ragion pratica, ai noi vescovi lasciateci il compito di coscienza critica della comunità».

Al termine della solenne consacrazione, monsignor Carboni, “scortato” dai suoi 66 preti, ha preso possesso

formale della cattedrale dedicata ai santi Pietro e Paolo, accolto dal parroco, monsignor Petronio Floris.

Da ieri ad Ales-Terralba c’è un pastore: padre Roberto Carboni, uno psicologo francescano di 58 anni, maestro nella fede ed esperto in umanità.

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