Cabras, discariche sul lungostagno: una battaglia persa

Il Comune interviene per bonificare con costi ingenti Qualcuno pochi giorni dopo scarica nuovamente di tutto

CABRAS. È una lotta titanica che neppure i supereroi della Marvel riuscirebbero a vincere: la lotta contro la maleducazione l’incuria di chi riduce le campagne e le zone umide di Cabras a discariche.

Il Comune fa quel che può, bonificando (con un aggravio di costi che ricade su tutta la comunità) le zone dove qualcuno getta cumuli di rifiuti. Ma il problema si ripresenta dopo qualche giorno, immutato se non addirittura acuito.

Le foto scattate nei giorni scorsi sul lungostagno di Cabras sono eloquenti. Lastre di eternit, che contengono il pericoloso amianto, materassi, persino bombole del gas. E non mancano neppure gli avanzi di ricci di mare.

Qualche settimana fa gli agenti del copro forestale avevano multato alcuni pescatori sopresi a smaltire in modo irregolare gli scarti della lavorazione dei ricci. In quella occasione la discarica abusiva era stata individuata sulle sponde del Tirso. Ma il malvezzo è diffuso ovunque e in una delle tante stradine che circondano lo stagno è facile sbarazzarsi un po’ di tutto.

Le foto scattate negli ultimi giorni fotografano la situazione nella zona di “Gragori”, ma altrove le cose non cambiano di molto. Nei boschetti di eucaliptus continua a trovarsi un po’ di tutto. plastica, eternit, sanitari, vestiti, scarpe, materassi e ancora cumuli gusci di ricci di mare.

Il Comune è praticamente impotente dai fronte a questa situazione. Controllare un territorio vasto come quello di Cabras è praticamente impossibile. Né attraverso i vigili urbani (ne servirebbe un esercito) né con le telecamere, che dovrebbero essere sistemate ovunque.

Si cerca quindi di fare opera di convincimento e sensibilizzazione,

spiegando che il servizio di nettezza urbana funziona e che è possibile liberarsi dei rifiuti ingombranti portandoli all’ecocentro.

Ma tutto sembra essere inutile: il Comune pulisce e dopo poco le discariche ricompaiono. Un lavoro inutile, faticoso e dispendioso per tutti.

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