L’ex sindaco Melis riscopre la storia degli eroi sconosciuti

Da primo cittadino di Santa Giusta a ricercatore A Gonnosnò l’ultima parte del lavoro sulla Grande guerra

Da sindaco di Santa Giusta Tino Melis ha rischiato di finire in carcere perché chiedeva lavoro per i suoi cittadini. Nel 2010, quando ha smesso di fare il sindaco, ha deciso di dedicare una parte del suo tempo alla ricerca delle tombe dei pescatori e dei contadini del suo paese che erano andati a morire sui campi di battaglia della prima guerra mondiale e dei quali ogni 4 novembre, festa delle Forze Armate, leggeva il nome inciso sul moumento ai Caduti indossando la fascia tricolore.

Da allora non ha più smesso. Ha allargato la ricerca a tutti i caduti in guerra degli 88 Comuni della Provincia di Oristano e ora sono almeno 400, su un totale di circa duemila, i soldati dei quali ha scoperto il luogo in cui sono sepolti. Un luogo spesso sconosciuto anche ai più diretti discendenti.

«È un lavoro molto complesso, solo il tre per cento delle famiglie conosce il luogo di sepoltura dei propri avi morti in guerra» ha spiegato l’altra sera a un centinaio di uomini e donne accorsi alla Ludoteca comunale di Gonnosnò per conoscere i risultati della sua ricerca sui caduti in guerra del paese. Una ricerca che gli ha permesso di ricostruire le vicende e individuare la sepoltura di sette dei 26 soldati di Gonnosnò e di Figu morti sul fronte del Carso e dell'Isonzo.

Una percentuale altissima rispetto ai cento giovani che erano stati richiamati alle armi su un totale di poco più di 800 abitanti che Gonnosnò e Figu contavano all’epoca. Quattro erano di Gonnosnò, Lorenzo Turnu, Adolfo Pusceddu, Giuseppe Melis e Giuseppe Comina. Tre di Figu, Antonio Serra, Efisio Bianchini e Giovanni Porcu. E ora riposano nei sacrari di Oslavia e Redipuglia e nell’ossario della chiesa di San Nicolò a Udine.

Di tre di loro non c’è neanche il nome sul monumento ai caduti in guerra del paese. Di uno si era persa anche la memoria. «Si chiamava Efisio Bianchini ed è morto annegato a 21 anni il 29 giugno del 1917 mentre attraversava un fiume col suo reparto» ha raccontato Melis spiegando che il suo nome è saltato fuori per caso da un registro del cimitero di Cormons. Di lui non c'è traccia neanche sull’Albo d’Oro che raccoglie i nomi dei 650 mila soldati morti nella guerra del 15-18. Unica traccia della sua esistenza, un certificato di nascita scovato dopo lunghe ricerche in un registro dell’ex comune di Figu, dove era nato in via Funtanedda nel 1896. Era figliodi N.N. e a dargli quel nome tipicamente sardo e quel cognome stranamente continentale era stato, come prevedeva la legge, il sindaco del paesino che allora contava 235 abitanti. Ora è sepolto nel sacrario di Redipuglia.

«Presto il suo nome e quello degli altri due mancanti, Lorenzo Turnu e Antonio Serra, saranno aggiunti

al monumento di Gonnosnò e presto anche Figu avrà il suo monumento ai Caduti» ha annunciato con un pizzico di commozione il sindaco Mauro Steri ringraziando Melis «per aver restituito a Gonnosnò e a Figu un pezzo della loro storia e per averci fatto conoscere la storia di questi ragazzi».

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