SANTA GIUSTA - LA STORIA

I 100 anni dell’ex soldato salvato da una moneta

SANTA GIUSTA. Gli ultimi fuochi della prima guerra mondiale si dovevano ancora spegnere. Anzi battaglie cruente dovevano arrivare di lì ai mesi successivi a quel 3 gennaio del 1917. Di fuochi e morti,...

SANTA GIUSTA. Gli ultimi fuochi della prima guerra mondiale si dovevano ancora spegnere. Anzi battaglie cruente dovevano arrivare di lì ai mesi successivi a quel 3 gennaio del 1917. Di fuochi e morti, purtroppo, avrebbe fatto in tempo a vederne altri durante la sua lunga esistenza caratterizzata dalla partecipazione al secondo conflitto mondiale. La storia di Antonio Cadoni, che oggi compie cento anni, si incrocia con quella del più sanguinoso conflitto che l’umanità abbia conosciuto. Oggi è uno dei tre reduci di guerra ancora in vita nel paese lagunare e regalerà a tutti un bel sorriso nel giorno del suo compleanno.

C’è un episodio però che rende la vita di Antonio Cadoni diversa da quella di tutti gli altri ed è legato proprio alla seconda guerra mondiale e a uno dei tanti tragici momenti di cui era costellata la storia di quegli anni. Nel 1941 Antonio Cadoni era militare di stanza a Taranto, dove rivestiva il ruolo di sergente della Marina. Era appena rientrato in caserma da un permesso che gli aveva consentito di trascorrere qualche giorno nel suo paese natale, così quando un commilitone gli fece la richiesta di scambiare il turno di licenza inizialmente non accettò.

Quel militare era un piemontese e voleva fare in modo che la sua licenza coincidesse con la data in cui si sarebbe disputata a Torino la partita tra la Juventus e l’Ambrosiana (oggi l’Inter). Antonio Cadoni era contrario perché una seconda licenza a distanza di pochi giorni non aveva un grande valore: significava compiere nuovamente il viaggio verso la Sardegna quando era passato troppo poco tempo dal primo. Finì comunque che i due si misero d’accordo, ma dovettero scontrarsi col parere negativo del comandante. Quest’ultimo poi però decise di ricorrere al più classico dei testa o croce e la faccia della moneta stabilì che l’inversione di permessi si sarebbe potuta fare. Antonio Cadoni tornò così a Santa Giusta per la seconda volta in poche settimane, mentre il suo compagno rimase a Taranto in attesa del rientro del commilitone per prendere la strada verso Torino. Quando però Antonio Cadoni arrivò in paese scoprì che il cacciatorpediniere Alfieri su cui doveva imbarcarsi era stato affondato in una delle tante operazioni di guerra di quel 1941. A bordo, il 26 marzo, morì il ragazzo piemontese condannato da una moneta, dall’amore per il calcio e dalla follia della guerra. La morte

che era in agguato, in quel momento, scelse una sola tra le due possibili vittime: Antonio Cadoni proseguì poi il suo servizio nella Marina e terminò la guerra. Oggi lo attende un altro traguardo che festeggerà assieme alla moglie Maria Pasqua Puddu e ai tanti familiari.

Enrico Carta

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