La Curia apre le proprie strutture a piccole famiglie di migranti

Ales, l’annuncio del vescovo Roberto Carboni per un progetto sperimentale di integrazione Interessati alcuni Comuni della Marmilla che ospiteranno al massimo due nuclei familiari

ALES. È una questione di poche settimane: in alcuni paesi della Marmilla saranno ospitate, in strutture della diocesi, alcune famiglie di immigrati. La “pratica” è inoltrata: prefetto di Oristano, parroci e sindaci stanno completando tutti i passaggi burocratico-amministrativi per rendere possibile il massimo dell'integrazione e dell'inclusione sociale di questi nuclei familiari interessati al progetto. La comunicazione ufficiale è stata data ieri dal vescovo di Ales-Terralba, padre Roberto Carboni, nel corso di un incontro con i giornalisti per celebrare la festa di San Francesco di Sales. Una sorta di esperimento pilota che riguarderà pochi Comuni e al massimo con due famiglie di immigrati per Comune.

«Abbiamo messo a disposizione di questo progetto di solidarietà alcuni asili chiusi di proprietà parrocchiale o diocesana, ormai poco frequentati da bambini, per destinarli alle famiglie immigrate. Riteniamo più facile - dice il presule -l’integrazione comunitaria di un papà, una mamma e alcuni figli che quella del singolo immigrato. Il bambino si inserisce a scuola, la mamma viene coinvolta nelle dinamiche del paese, il papà lavora. Probabilmente saranno profughi siriani, popolo altamente specializzato nell'artigianato, quindi in grado di inserirsi anche economicamente nei paesi che li ospiteranno».

Lo spopolamento ha vuotato alcuni comuni e chiuso alcuni asili parrocchiali. «Non sarò un vescovo del mattone, cioè impegnato a costruire nuove strutture - ha detto padre Carboni - ma sicuramente dell'utilizzo delle strutture chiuse, come gli asili».

Lo spopolamento apre le porte agli immigrati. In Marmilla avrebbero voluto spalancarle, ma in una situazione di rilancio demografico. Così non è. Il destino di tanti paesi si fa preoccupante, come riconosce la stessa curia. I centri di Siris, Baressa e Villaverde sono rimasti praticamente invariati quanto a numero di residenti. Solo tre comunità hanno visto incrementare gli abitanti: Sini conta 10 abitanti in più rispetto al 2015; Curcuris e Villanovaforru sono cresciute di 10 residenti: la prima oggi ha toccato quota 312, la seconda 638. Arbus, San Gavino, San Nicolò d'Arcidano e Mogoro iniziano il nuovo anno con una perdita notevole di abitanti.

La popolazione della diocesi è diminuita in un anno di 914 abitanti (da 92.400 a 91.486). Anche i registri parrocchiali denunciano il calo: nel 2016 registrati 505 battesimi, meno della metà del numero dei defunti (1111). 712 i bambini che hanno ricevuto la prima comunione, 598 i ragazzi cresimati, 201 coppie si sono sposate in chiesa.

Padre Roberto Carboni in nove mesi di missione in diocesi ha visitato le 57 parrocchie distribuite in 49 centri abitati. «Ho scoperto una bella realtà - dice il vescovo - e il grande entusiasmo di sacerdoti legati al territorio e alla parrocchia che continuano a servire anche in età molto avanzata, 85-90 anni, e di laici meravigliosi. Mi commuove e mi entusiasma la mia gente che, nonostante i limiti della Chiesa, conserva la fede. Le nostre comunità devono uscire dal pianto, dalla lamentela e passare all'azione: i sindaci si devono svegliare un po' di più, far leva sull’Unione dei comuni e portare più spesso e con maggior forza le proposte davanti alla Regione e allo Stato».

La diocesi fa la sua parte. In questi anni sono state attuate numerose “opere segno”: tre comunità contro le dipendenze, altre 2 per l'assistenza psichiatrica, 10 cooperative con 600 addetti, una casa riservata alle donne vittime

della violenza, una comunità per gli anziani, e realizzazioni in Camerun, Ciad, Argentina e Tanzania.

L'incontro di Ales è stato organizzato dall'Ufficio delle comunicazioni sociali, diretto da monsignor Petronio Floris, e dall’Unione cattolica della stampa italiana della Sardegna.

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