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Carabinieri infedeli, la droga buttata nel water

MOGORO. «Siamo carabinieri, non siamo delinquenti». La frase, al culmine di un concitato diverbio, deve aver rimbombato tra i muri della caserma della Compagnia di Mogoro. Viene ripetuta in aula e a...

MOGORO. «Siamo carabinieri, non siamo delinquenti». La frase, al culmine di un concitato diverbio, deve aver rimbombato tra i muri della caserma della Compagnia di Mogoro. Viene ripetuta in aula e a ricordarla sono due degli imputati al processo per le presunte azioni illecite commesse alcuni anni fa. I carabinieri Mario Arnò e Massimiliano Mazzotta, accusati di esser tra coloro che manipolarono in maniera illegale alcune inchieste penali attraverso una rete di informatori e azioni ritenute fuori legge dall’accusa.

I due, dopo che altri militari sono stati giudicati separatamente, sono rimasti gli unici a dover ancora conoscere le proprie sorti processuali avendo scelto il rito ordinario che si sta svolgendo di fronte al collegio del tribunale di Oristano composto dai giudici Carla Altieri, Giuseppe Carta e Maurizio Lubrano. Ieri si sono sottoposti all’interrogatorio ed entrambi hanno parlato di uno degli episodi più controversi di tutta la vicenda: l’arresto del giovane romano in vacanza in Sardegna, Massimiliano Stella, che ora è parte civile assistito dall’avvocato Rossella Oppo.

Rispondendo in particolare alle domande dei loro avvocati difensori Franco Villa e Veronica Dongiovanni, i due carabinieri hanno raccontato della volta in cui tornarono in caserma con una bustina che conteneva della polvere bianca. Gliel’aveva appena consegnata un loro confidente dicendo che a cedergliela era stato proprio il ragazzo romano. L’intenzione dei due era di far scattare un’operazione che avrebbe portato all’arresto, ma in caserma fu chiesto loro dove fosse il verbale in cui si certificava l’avvenuta consegna di quella dose di cocaina. E in quell’occasione venne pronunciata la frase che è stata ripetuta in aula: la droga - se lo era veramente non lo si saprà mai - fu a quel punto gettata nel water. Dopo il diverbio, però l’operazione si fece comunque e l’arresto avvenne in ogni caso in seguito al recupero a Baressa di una decina di grammi di cocaina e oltre 100 grammi di hascisc.

Quel blitz antidroga è comunque uno degli episodi per cui si discute al processo nel quale il pubblico ministero Rossella Spano accusa i due militari di aver costruito prove false, di aver falsificato gli orari di lavoro inserendo un numero maggiore di straordinari e di aver utilizzato mezzi a disposizione delle forze dell’ordine per fini personali o per indagini non autorizzate. Mario Arnò e Massimiliano Mazzotta hanno intanto hanno respinto ogni accusa spiegando come il loro lavoro fosse esclusivamente

mirato a scoprire reati. Sulla questione dell’orario di lavoro non erano stati loro a intervenire sui rapportini. Massimiliano Mazzotta ha anche chiesto una perizia grafica su una firma contenuta in un verbale, perché ritiene sia falsa. Il processo prosegue il 23 maggio. (e.c.)

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