Doddore Meloni inseguito e arrestato

Bloccato mentre si recava a Massama per chiedere di essere incarcerato: «Ora farò lo sciopero della fame e della sete»

ORISTANO. «La dimostrazione che lo Stato italiano ha paura della mia lotta per l'indipendenza della Sardegna e che vuole impedirmi di parlare». E' il commento a caldo del presidente del movimento indipendentista Meris-Malu Entu, Doddore Meloni al blitz dei carabinieri di Oristano che ieri mattina, poco prima delle 11, lo hanno inseguito a sirene spiegate sulla Statale 292 e lo hanno bloccato tra Nuraxinieddu e Massama proprio sotto il cartello del chilometro 130 a poco più o poco meno di mille metri dai cancelli del carcere di Massama. Meloni, come aveva annunciato nei giorni scorsi, era diretto proprio a Massama per chiedere di essere incarcerato e cominciare così a scontare le condanne già passate in giudicato.

I carabinieri lo hanno fermato prima: gli hanno detto che lo dovevano arrestare e accompagnare in caserma a Oristano per le foto segnaletiche e tutte le procedure di rito. Ma non avevano con loro nessun provvedimento e Meloni, che di queste cose ormai è pratico, ha risposto picche e, confortato anche dal parere del suo difensore, l’avvocato Cristina Puddu, che lo precedeva con la propria auto, è rimasto seduto al posto di guida della sua vecchia Punto rossa con le insegne della Repubblica indipendente di Malu Entu.

L'attesa è durata tre quarti d'ora, con pesanti rallentamenti del traffico, a quell’ora particolarmente intenso. Meloni è sceso dalla sua auto per salire su quella dei carabinieri solo quando da Oristano è arrivato, sempre a sirene spiegate, il provvedimento che autorizzava l’arresto e si è subito dichiarato prigioniero di guerra annunciando che da quel momento cominciava anche lo sciopero della fame e della sete.

«Il provvedimento era regoalre, niente da dire, ma abbiamo contestato e fatto mettere a verbale che mancava la traduzione in lingua sarda», ha riferito l’avvocato Puddu, spiegando che l'ordine di carcerazione per espiazione di pena è fondato su una condanna a tre anni per reati fiscali dello scorso dicembre e su una seconda condanna, a un anno e otto mesi, per false dichiarazioni nella procedura per il gratuito patrocinio, confermata soltanto giovedì scorso dalla Corte di Cassazione, che non ha neanche esaminato il ricorso nel merito limitandosi a dichiararlo inammissibile.

A queste due condanne definitive potrebbe essersene già aggiunta una terza proprio ieri, a quattro anni e ancora per reati fiscali. «Sono condanne ingiuste frutto della persecuzione giudiziaria scatenata nei miei confronti nel 2008 all’indomani della proclamazione della Repubblica indipendente di Malu Entu per impedirmi di continuare a lottare per l'indipendenza di tutta la Sardegna», ha sempre sostenuto Meloni, che nei giorni scorsi ha annunciato l'invio di un dossier sulla questione alle massime autorità dello Stato italiano, europee e internazionali.

In carcere Meloni è arrivato poco prima delle 13. Con se, assieme a un borsone con gli effetti personali, ha portato anche la bandiera dei Quattro Mori e una biografia di Bobby Sands, l’indipendentista irlandese di 27 anni che nel 1981 si era lasciato morire in carcere di fame e di sete e al quale solo qualche settimana fa aveva intitolato una baia dell'isola di Malu Entu. Nel

borsone, assieme agli effetti personali, anche l'esito delle analisi del sangue a cui si era sottoposto mercoledì scorso proprio in vista dell’inizio della carcerazione. Dal carcere ora potrà uscire solo per partecipare ai tanti processi ancora in corso. Cinque solo nel prossimo mese di maggio.

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