Arrestati due funzionari della Prefettura 

Accusati di falso e turbativa d’asta per gli appalti sulle manutenzioni delle caldaie nelle caserme. Ci sono altri tre indagati

ORISANO. Un’indagine esplosiva condotta dai carabinieri della Compagnia di Oristano apre uno squarcio su una cellula di (presunto) malaffare annidata dentro la Prefettura del capoluogo. L’inchiesta ha portato agli arresti domiciliari due funzionari dell’Ufficio di rappresentanza del Governo, Ignazio Buccoli, 56 anni, originario di Cagliari, dirigente dei Servizi Comuni, contabilità finanziaria e Affari generali, e Fulvio Sprio, palermitano, funzionario in servizio nella Prima sezione appalti, forniture di beni e Servizi in economia. In capo a entrambi, accuse pesantissime: turbativa d’asta e falso. Accusato invece di turbativa d’asta in concorso e frode in forniture pubbliche, c’è un imprenditore di Siamaggiore, Federico Erdas, 37 anni, amministratore unico della ditta Progetto clima che si occupa di impianti di condizionamento, e marito della sindaca di Siamaggiore, Anita Pili (estranea all’inchiesta). A Erdas è stata notificata la temporanea interdizione dal ruolo di amministratore unico. Suo fratello, Fabrizio di 26 anni, è indagato per frode in forniture pubbliche, così come un operaio della ditta, F.G. di 36 anni. Al centro dell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Marco De Crescenzo, la manutenzione delle caldaie della stragrande maggioranza delle caserme dei carabinieri della provincia: 31 su 37. Una competenza, la manutenzione delle caserme e l’affidamento degli appalti relativi, demandata alla Prefettura.
La vicenda. Due i punti nodali dell’indagine: gli appalti per le manutenzioni ordinarie delle caldaie delle caserme, regolarmente fatturati e pagati dallo Stato senza che questi lavori venissero effettivamente svolti, e il sistema con il quale questi appalti venivano affidati sempre e unicamente alla ditta Progetto clima di Erdas. Con una procedura anomala al punto tale da finire sotto la lente di ingrandimento dei carabinieri e quindi della Procura. La ditta Progetto clima otteneva il lavoro ancora prima che, formalmente, avesse presentato il preventivo. Ad affidare le manutenzioni, gli uffici gestiti dai due funzionari arrestati; un sistema talmente collaudato che nei documenti sugli appalti custoditi in Prefettura risulta depennata la data di scadenza della presentazione dei preventivi, elemento questo valso a Buccoli e Sprio l’accusa di falso. Altro aspetto emerso negli accertamenti (ancora in corso), è che tutto questo è avvenuto, almeno apparentemente, senza alcun controllo o verifica. Diversamente non si spiega come il sistema sia potuto andare avanti. Fino all’intervento dei carabinieri.
Seneghe. L’inchiesta ha preso le mosse dal classico sassolino che ha fatto inceppare un meccanismo rivelatosi collaudato. A ottobre 2016 i carabinieri della stazione di Seneghe chiedono alla Prefettura la pulizia della caldaia dell’impianto di riscaldamento. Titolare della manutenzione è la Progetto clima, che invia un operaio. Ma la caldaia non funziona, e i carabinieri di Seneghe interpellano un altro manutentore per un intervento d’emergenza. Il tecnico controlla e avvisa i militari che la caldaia non è stata affatto pulita. Non solo: ha bisogno di manutenzioni di cui non c’è traccia, pur risultando effettuate.
Effetto domino. I carabinieri di Seneghe cascano dalle nuvole. Il comandante, maresciallo Cesare Proietti, avvisa il capitano Francesco Giola, comandante della Compagnia di Oristano da cui dipende la stazione. I carabinieri iniziano a scartabellare le carte della manutenzione delle caserme, prima di quelle di competenza della Compagnia, poi del Comando provinciale. E viene fuori che in almeno trenta caserme della provincia, più quella di Seneghe, Progetto clima non ha svolto i compiti previsti dall’appalto. Manutenzioni ordinarie, regolarmente fatturati e non eseguite.
Più veloci della luce. Agli occhi dei militari, esaminando un volume di pagine di oltre 40mila documenti, balza evidente una stranezza: la Progetto clima era capace di occuparsi della manutenzione e della pulizia di 7, 8 caldaie al giorno. I conti sui tempi di percorrenza, arrivo, lavoro, compilazione dei documenti necessari, e spostamenti alle altre caserme sembrano incompatibili. Anche a non voler concedere alcuna pausa all’operaio, nemmeno il classico caffè che non si nega a nessuno. Niente, lavoro e basta: incompatibili con l’arco delle 24 ore giornaliere. Nemmeno Superman è in grado di fare tanto.
La Prefettura. I carabinieri continuano a cercare riscontri di fronte allo scenario che si presenta loro. Diventati nel frattempo parte lesa in una inchiesta per frode in forniture pubbliche, vanno in Prefettura, negli uffici che gestiscono l’affidamento degli appalti. Incrociano i documenti depositati nelle caserme, e quelli negli uffici Appalti e fornitura di beni e servizi, dove ci sono i due funzionari. Soprattutto, il capitano Giola e i suoi uomini, vanno a verificare una delle massime stranezze: la data di affidamento degli appalti è antecedente alla data di presentazione del preventivo. Impossibile, forse un caso. Non lo è: una costante, per 31 caserme. E c’è un unico vincitore per
tutti gli appalti, sempre, la Progetto clima. Ce ne è abbastanza per la contestazione della turbativa d’asta e il falso ai due funzionari. Il resto è cronaca di ieri. Ma è un’indagine ancora molto lunga. Tutto da provare, naturalmente. Ma gli scenari sono foschi.
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