Bosa, abusi sessuali ed estorsione chiesta la condanna a 12 anni

L’imputato avrebbe preteso soldi e rapporti da una donna per non mostrare al marito i suoi sms La difesa: la querela fatta per paura che il coniuge scoprisse la relazione. Mercoledì la sentenza

BOSA. Condanna o assoluzione. È un bivio che non offre alternative e di fronte al quale i giudici del collegio prenderanno una decisione mercoledì prossimo. L’accusa è di abusi sessuali ed estorsione e sulla base di questa il pubblico ministero Armando Mammone ha chiesto dodici anni di carcere per l’imputato. È un quarantenne bosano, detenuto per maltrattamenti in famiglia nei confronti dei figli e dell’ex convivente, ma protagonista in questo processo assieme alla presunta vittima e a una serie di testimoni di una storia al limite dell’incredibile.

La storia avrebbe avuto inizio con una serie di messaggi telefonici. Questi sarebbero poi diventati armi di ricatto. L’imputato avrebbe a quel punto chiesto alla donna di farsi consegnare 50 euro in cambio del silenzio verso il marito e per evitare la denuncia ai carabinieri. Ma non si sarebbe accontentato di ciò, perché successivamente avrebbe preteso rapporti sessuali sempre per garantire il silenzio su quei messaggi compromettenti. A quel punto però la donna, impaurita, avrebbe deciso di rivolgersi ai carabinieri e presentare la denuncia.

Questa è la versione dell’accusa ribadita durante la requisitoria, ma la difesa affidata all’avvocato Silvio Sanna ha presentato una chiave di lettura completamente opposta arrivando a chiedere l’assoluzione dell’imputato. Per farlo ha messo in luce numerose contraddizioni emerse durante il processo nelle varie affermazioni fatte dalla presunta vittima che rimarrebbero le uniche prove a disposizione del pubblico ministero. Ma è sull’attendibilità della parte offesa che si gioca il processo. L’avvocato ha sottolineato come dal telefonino della donna siano partite ben 287 chiamate in venti giorni per un totale di due ore e quaranta minuti di conversazione. Anche sui rapporti tra la vittima e l’allora convivente dell’imputato ci sono varie zone d’ombra che non renderebbero di difficile interpretazione l’intreccio di rapporti tra i vari protagonisti della vicenda. Tanto più che nella scorsa udienza le due donne avevano avuto un vivace confronto con un ribaltamento persino delle accuse e la chiamata in causa del marito intanto deceduto della parte offesa di questo processo.

Le accuse contenute nella denuncia sarebbero quindi un’invenzione per cercare di mettersi al riparo dalla reazione del marito che si poteva prevedere
non avrebbe gradito una relazione extraconiugale.

Ma c’è ancora una settimana di tempo per valutare gli atti. Mercoledì prossimo accusa e difesa avranno la possibilità di replicare, quindi i giudici Carla Altieri, Enrica Marson e Maurizio Lubrano emetteranno la sentenza.

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