Abusi e ricatti: condannato a otto anni

Un quarantenne bosano era stato accusato di violenza sessuale ed estorsione da una sua compaesana

BOSA. Abusi sessuali e ricatti tra le mura di alcune case bosane. La fine della storia processuale è sancita dalla condanna a otto anni due mesi e ventun giorni dell’unico imputato, già detenuto per reati che nulla hanno a che fare con questa storia intricata la cui matassa è stata sbrogliata con la sentenza arrivata ieri mattina. Solo una settimana fa, il pubblico ministero Armando Mammone aveva chiesto la condanna a dodici anni del quarantenne finito sul banco degli imputati dopo la denuncia di un’amica. In aula si era succeduta una serie di testimonianze contrastanti, ma alla fine la versione fornita dalla parte offesa ha evidentemente trovato i riscontri che i giudici cercavano, nonostante l’avvocato Silvio Sanna avesse rimarcato nella sua lunga arringa difensiva la non attendibilità proprio della vittima.

Invece la sua storia è stata ritenuta credibile nella ricostruzione fatta dall’accusa secondo cui tutto sarebbe iniziato con una serie di messaggi telefonici. A quel punto sarebbe scattato il ricatto che per il codice penale si è tramutato in estorsione. Il quarantenne avrebbe minacciato la sua amica di denunciarla per molestie e avrebbe preteso in cambio cinquanta euro. Al che questa sarebbe diventata una sua preda e i cinquanta euro si sarebbero poi trasformati nella pretesa di avere rapporti sessuali che poi furono consumati.

L’esito del processo si è giocato però su una discriminante molto chiara: la donna era consenziente oppure no? Secondo la procura la paura di essere denunciata, il timore che la storia dei messaggi diventasse di pubblico dominio e persino l’intimidazione fisica l’avrebbero convinta del fatto che l’unica via sarebbe stata quella di sottostare alle richieste e di concedersi al quarantenne.

A far concludere questa spirale di violenza e ricatti fu la denuncia che aprì una serie di indagini che hanno portato al processo per il quale sono passati in aula numerosi testimoni. Tra questi anche l’ex compagna dell’imputato che avrebbe anche ribaltato i ruoli della vicenda accusando il marito della vittima, oggi morto, di aver invece usato violenza proprio nei confronti dell’ex compagna dell’imputato.

In mezzo a questi intrecci e a dichiarazioni contrastanti i giudici del collegio presieduto da Carla Altieri (a
latere Enrica Marson e Maurizio Lubrano) hanno dovuto capire esattamente da che parte stesse la verità e hanno infine ritenuto che quella processuale fosse stata raccontata dalla vittima. Così è arrivata la condanna a otto anni, due mesi e ventuno giorni.

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