Stupro dentro il carcere, condanne confermate

Oristano, la Cassazione ha inflitto a tre detenuti sei anni e mezzo di reclusione Tra i colpevoli Graziano Congiu, condannato per il delitto Murranca

ORISTANO. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre detenuti per aver ripetutamente violentato, aggredito e vessato un compagno di cella. Allora – era il 2010 – il carcere era ancora quello di piazza Manno; dentro le mura trasudanti di storia della ex Reggia Giudicale si era era consumata una vicenda tremenda, denunciata dal detenuto che nel 2010 era stato arrestato per spaccio di hascisc. Graziano Congiu, 33 anni di Ruinas, si è visto confermare la condanna a 6 anni e tre mesi: nel suo curriculum vanno ad aggiungersi agli altri 25 anni e mezzo comminatigli per il delitto dell’ambulante di Pompu Antonio Murranca, ucciso il 24 settembre 2014 e poi dato alle fiamme; condanne confermate anche per Daniele Daga, 28 anni di Sassari, e Paolo Ungredda, 33 anni di Nuoro, a sei anni e nove mesi.

I tre erano dentro per rapina, per oltre un mese avevano fatto del loro compagno di cella l’oggetto di violenze di ogni genere: bruciature sui piedi e sul corpo, colpi di asciugamano bagnato e gavettoni di escrementi. Una storia andata avanti dal dieci luglio al 30 agosto del 2010.

La sentenza ha accolto il verdetto della Corte d’Appello di Cagliari, pronunciato il 3 ottobre dello scorso anno, che aveva recepito la pronuncia del Tribunale di Oristano, del 25 giugno dell’anno scorso.

C’era stato tutto un crescendo nelle violenze perpetrate nei confronti del detenuto. Che alla fine aveva avuto il coraggio di ribellarsi e di denunciare l’inferno nel quale era precipitato.

Secondo la Suprema Corte, davanti alla quale il processo è approdato il 22 giugno scorso, risultano confermate le circostanze aggravanti per la situazione di minorata difesa nella quale si era trovata la vittima, «in una situazione di prevaricazione da cui non poteva comunque sottrarsi» e hanno respinto la linea difensiva dei tre che sostenevano che si era trattato di «scherzi». Le circostanze attenuanti della giovane età (all’epoca dei fatti avevano età comprese tra i 24 e i 27 anni), dello scarso livello culturale e del disagio economico, invocate dal terzetto del terrore per ottenere uno sconto di pena, sono state respinte dai giudici «per la gravità dei
fatti commessi in un luogo (carcere) deputato alla rieducazione e perpetrati con condotte prevaricatrici». I ricorsi degli imputati - sono stati dichiarati «inammissibili» e ciascuno di loro è stato condannato a versare duemila euro di spese di giustizia.

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