Preti sgraditi e proteste: amarezza dell’arcivescovo

Duro passaggio di monsignor Sanna durante l’omelia alla festa del Rimedio Critiche alle contestazioni dei parrocchiani per i trasferimenti di alcuni sacerdoti

ORISTANO. Nelle parole pronunciate dall’arcivescovo oristanese Ignazio Sanna durante l’omelia per la festa della Madonna del Rimedio, sono in tanti ad aver colto una buona dose di amarezza quando ha fatto riferimento alla rassegnazione e al fatalismo in cui, a volte, cadono molti cristiani. Ha usato parole dure monsignor Sanna quando ha parlato di opposizione alle decisioni del vescovo in materia di trasferimenti dei sacerdoti. «Come discepoli di Gesù – ha detto l’arcivescovo – dobbiamo continuare la sua opera di salvezza. Gesù non ci ha dato un semplice consiglio, ci ha affidato una missione molto chiara: annunciare il suo Vangelo. Perciò, tutti ci dobbiamo sentire corresponsabili dell’annuncio del Vangelo, di fare discepole tutte le genti. Questo richiamo alla corresponsabilità vale soprattutto nella vita della parrocchia. In questa, spesso ci si attende che il parroco faccia tutto da solo, e ci si dimentica della propria responsabilità e corresponsabilità. Quando, per esempio, ci si oppone al trasferimento di un prete al quale si è affezionati, indirettamente, è come se si facesse dipendere il bene della parrocchia solo dal prete, e non si voglia prendere alcuna responsabilità personale nella vita della parrocchia e tanto meno della Diocesi».

Il richiamo è verso chi cerca, anche attraverso scritti anonimi, di contrastare le decisioni dell’arcivescovo. In un paese della provincia di Nuoro, che però fa parte della Diocesi Arborense, pare ci sia stata una vibrata protesta contro il trasferimento del parroco verso un altro paese sempre della provincia di Nuoro. Altri movimenti di sacerdoti, già ufficializzati e comparsi anche sulla stampa, a distanza di breve, tempo sono stati rivisti e modificati. Sono situazioni che certamente diventano motivo di sofferenza per Monsignor Sanna, al quale spetta il non facile compito di tenere salda e unita la diocesi a lui affidata.

Citando Madre Teresa di Calcutta, l’arcivescovo ha detto: «Quando, un giorno, un giornalista pose la domanda a Madre Teresa su cosa non andasse in questo mondo, lei rispose: “Signore, quello che non va siamo io e lei”. Dunque, se in una parrocchia qualcosa non funziona, prima di
chiamare in causa il parroco o di scrivere al Vescovo, ognuno faccia il proprio esame di coscienza e verifichi se si senta chiamato ad attuare, secondo la condizione propria di ciascuno, la missione che Dio ha affidato alla Chiesa da compiere nel mondo».

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