Calunnie social a sfondo sessuale al sindaco: il “corvo” era il parroco

Marrubiu, per le offese via whatsapp indagini a tempo di record: denunciato don Antonello Cattide, il 26 patteggerà. Imbarazzo in Curia

MARRUBIU. Il “corvo” era il parroco. L'autore del post anonimo diffuso lo scorso luglio su whatsapp, contenente una serie di ingiurie a sfondo sessuale nei confronti del sindaco Andrea Santucciu e di alcuni assessori di Marrubiu, è stato scoperto in tempi record dagli agenti della Polizia postale, coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano.

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L'inchiesta, avviata a seguito della presentazione da parte degli amministratori comunali di una querela contro ignoti, si è chiusa con un unico indagato: don Antonello Cattide, parroco di Marrubiu. Il sacerdote, assistito dall'avvocato di fiducia, Gianluca Mugheddu, ha già chiesto e ottenuto di essere giudicato con il patteggiamento per diffamazione aggravata. L’udienza è già fissata per il 26 settembre e il rito alternativo gli permetterà di concludere la vicenda in camera di consiglio, dunque a porte chiuse, senza il rischio di una sgradevole pubblicità, inevitabile nel caso di un processo pubblico. Quasi tutte le persone offese, il sindaco Samticcoi e tre assessori (assistiti dagli avvocati Anna Maria Uras, Monica Masia, Gesuino Loi e Adriano Sollai) hanno già annunciato l'intenzione di costituirsi parte civile.

Fin qua l'aspetto legale di una vicenda che all'inizio dell'estate ebbe una risonanza che andò oltre i confini di Marrubiu, proprio per la modalità, la diffusione attraverso un social, degli insulti rivolti non solo agli amministratori, ma anche ai loro familiari e persino ad un'altra persona che non è neppure del paese. Il sindaco, Andrea Santucciu, che ieri non ha voluto commentare l'accaduto, affidando al suo legale, l'avvocata Anna Maria Uras il compito di spiegare come «la vicenda è slegata da qualsiasi contesto amministrativo: si tratta di insulti puramente gratuiti, pluri offensivi e calunniosi», a sfondo sessuale, non si era lasciato intimidire. Anzi, aveva reso subito nota la vicenda, usando a sua volta i social: «Intendo condannare apertamente la condotta brutale, vile, oltraggiosa e volgare espressa nel contenuto della lettera che da giorni circola a firma di un fantomatico Antioco Caboni. Non intendo tollerare offese, sopratutto quando gli autori sono vigliacchi e meschini», aveva scritto in un post sul suo profilo Facebook. Una denuncia che inevitabilmente scatenò una immediata catena di solidarietà con attestati e messaggi arrivati al primo cittadino di Marrubiu da centinaia di persone.

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