Marrubiu, in nove contro don Cattide

Arrivano le denunce dalle parti offese per il caso della lettera diffamatoria: il sacerdote patteggerà

MARRUBIU. La fila davanti a don Antonello Cattide si allunga. Non è quella di chi si recherà al confessionale per raccontare al parroco dei propri peccati, ma è quella di chi lo attende in tribunale dove a breve il sacerdote patteggerà una sanzione pecuniaria a quattro zeri per la pubblicazione di una lettera diffamatoria con cui si dipingeva un quadretto assai poco edificante della vita del sindaco Andrea Santucciu, di alcuni suoi compagni di avventura politica e persino dei loro familiari.

In realtà don Antonello Cattide ha già fatto sapere che il patteggiamento sarebbe solo un gesto assimilabile a un sacrificio cristiano per tutelare la Chiesa e il vero autore dello scritto anonimo che aveva turbato la vita politica della cittadina nelle serene notti d’estate facendole diventare ancora più roventi.

Secondo gli avvocati difensori Gianfranco Siuni e Antonella Mugheddu tantissime persone potevano accedere al computer con cui poi è stata scritta la lettera. Lo strumento era nella casa parrocchiale, in un luogo in cui transitavano moltissime persone e non aveva una password per bloccare l’accesso a sconosciuti. Così qualcuno avrebbe approfittato di ciò e ora il sacerdote starebbe mettendo le sue larghe spalle a disposizione del vero autore accollandosi la responsabilità dello scritto diffamatorio e ingiurioso.

La versione della difesa non ha certo convinto le persone offese. L’elenco di coloro che hanno presentato denuncia infatti si è allungato dal momento in cui don Antonello Cattide ha scelto di patteggiare e così il giudice per le udienze preliminari Silvia Palmas ha scelto di dare ulteriore tempo al pubblico ministero Marco De Crescenzo per raccogliere le querele in un unico fascicolo. L’elenco dei diffamati quindi si fa nutrito e oltre a quello di Andrea Santucciu contiene i nomi dell’assessore Doriano Sollai e della figlia Valentina; del capogruppo della maggioranza che sostiene il primo cittadino ovvero il consigliere Gabriele Basciu assieme a quelli di sua moglie Marina Pilloni e dei figli Giacomo e Irene; e ancora del consigliere comunale Raffaele Zedda e del giornalista Antonio Pintori. Di tutti questi, come cantava Battiato, vengono citate gesta erotiche ovviamente ingiuriose e fasulle.

Le indagini rapidissime della Polizia Postale hanno portato diritte verso il computer di don Antonello Cattide e così, in un giorno di fine estate, il caso è diventato di pubblico dominio. Le varie parti offese tutelate
dagli avvocati Anna Maria Uras, Monica Masia, Gesuino Loi e Adriano Sollai hanno chiesto l’ammissione come parte civile all’udienza di patteggiamento incontrando l’opposizione della difesa. Su questo aspetto il giudice scioglierà la riserva non appena verrà fissata una nuova data.

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