Bosa, rapina fallita in villa: i due amici restano in cella

Il giudice convalida il fermo e sceglie la misura detentiva del carcere Contestati anche il porto abusivo d’arma clandestina e il furto di cento euro

BOSA. La prima scelta è quella del silenzio. Mentre in Planargia l’argomento anima le discussioni, nel carcere di Massama i due ragazzi di Bono e Dualchi finiti in manette dopo la fallita rapina in villa ad Abbamala lungo la strada tra Modolo e Turas, decidono di avvalersi della facoltà di non rispondere. L’udienza di convalida del fermo dura così lo spazio di pochi minuti, giusto il tempo per procedere con le classiche formalità di rito e assistere alle richieste delle parti sulla misura di custodia cautelare. Il pubblico ministero ha sollecitato il carcere, mentre l’avvocato difensore Lorenzo Soro ha chiesto al giudice per le indagini preliminari, Silvia Palmas, i domiciliari.

Il giudice ha sciolto la riserva dopo poche ore e la decisione è quella di lasciare dietro le sbarre Manolo Colomo, 19 anni di Dualchi, e Andrea Bulla, 20 anni di Bono. Con questa decisione e con lo svolgimento dell’udienza di convalida è anche più chiaro l’ambito nel quale si sta muovendo il pubblico ministero. Il capo d’imputazione smentisce le voci che si stavano diffondendo a Bosa subito dopo il movimentato episodio di giovedì, quando i due banditi armati avevano fatto irruzione nel giardino e poi nella villetta di Maria Teresa Sanna. Le chiacchiere dicevano che si stesse addirittura operando un sequestro di persona a scopo di estorsione, magari un sequestro lampo per ottenere un gruzzolo forse attraverso l’attività del marito della signora, Domenico Luciano che gestisce un locale in centro a Bosa. Ma sinora non c’è alcun elemento che porti in quella direzione tanto che la contestazione è chiara: tentata rapina, porto abusivo d’arma clandestina e furto. Per i primi due reati attribuiti ai due amici non c’erano praticamente dubbi sin dal primo momento in cui la signora, barricata in casa alla vista di due banditi armati di pistola, aveva dato l’allarme consentendo a un passante di sentire le grida così da poter allertare i carabinieri. L’irruzione nella casa null’altro poteva essere se non un tentativo di rapina andato male, mentre la pistola con matricola abrasa era stata infatti ritrovata quasi subito dai militari che
avevano appena arrestato Manolo Colomo e Andrea Bulla. Del furto invece nulla si sapeva sino all’udienza di ieri quando dagli atti è emerso che prima di entrare in casa, i due avevano rubato 100 euro dall’auto che la proprietaria aveva lasciato aperta dopo averla parcheggiata in giardino.

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