Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Morbo lingua blu, diciassette focolai in tutta la Provincia

Dopo quattro anni riappare la malattia che colpisce gli ovini Dalla Assl inviti agli allevatori a vaccinare tutti i capi

SEDILO. L’Oristanese non è più immune dalla lingua blu. Nell’ultima settimana si sono sviluppati diciassette focolai in diversi allevamenti della provincia, dove fino a settembre non si registrava alcuna circolazione virale. E invece dopo quattro anni il morbo è tornato e si sta diffondendo rapidamente nelle zone contigue agli epicentri dell’infezione, localizzati in alcuni comuni vicini a Oristano e da martedì anche a Sedilo, sebbene tutto il patrimonio ovino fosse già immunizzato contro il ceppo 4.

Nelle campagne di S’Ingraris, località al confine con il Nuorese, sono stati scoperti due focolai a un giorno di distanza l’uno dall’altro. Nell’azienda posta ieri sotto sequestro sanitario è stato rinvenuto un capo morto e dodici pecore sulle 499 presenti accusavano i sintomi classici della blue tongue. Nessun decesso, al momento della segnalazione al servizio veterinario, si era invece verificato nel primo dei due allevamenti colpiti, dove ammontano a una quindicina le pecore sintomatiche.

La differenza con le ultime epidemie è che malgrado le avvisaglie siano evidenti gli animali continuano a mangiare e a ruminare. «È segno che stanno reagendo, inoltre non presentano febbre e questo dipende dall’immunizzazione», ha spiegato il responsabile del servizio Sanità animale dell’Assl, Antonio Montisci.

Stando alle notizie che giungono dalla Penisola il ceppo virale sarebbe aggressivo. La speranza è che il vaccino ne attenui gli effetti, ma su questa possibilità possono confidare soltanto le aziende ovine distribuite nella fascia territoriale ai confini con il Nuorese, che in quanto zona rossa ha avuto la priorità nei trattamenti immunitari. Lo stesso non si può dire per il patrimonio zootecnico concentrato nelle aree a medio rischio, dove la campagna di vaccinazione è partita appena dieci giorni fa. In queste zone rientrano i Comuni di Marrubiu, sede di sei focolai, Uras (due), Arborea (due), Santa Giusta, Oristano e Solarussa (uno) e i tre di Villanova Truschedu, per i quali si attende la certificazione dello Zooprofilattico di Teramo.

Sulla positività agli esami effettuati dall’Assl di Oristano e confermati dal centro di riferimento nazionale delle malattie infettive non ci sono dubbi, ma per un avere un’idea precisa della virulenza del morbo è prematuro. «Aspettiamo di vedere come si evolve la malattia, intanto chiediamo la disponibilità degli allevatori a vaccinare», ha esortato Montisci, per il quale «l’unico aspetto positivo è che il virus è arrivato a stagione avanzata e che il possibile calo delle temperature inibirà l’ azione del culicoide limitandone i danni».

La nuova ondata di febbre catarrale ovina sta avendo ripercussioni anche sulle aziende bovine che, salvo nei pochi casi di bestiame vaccinato, non possono movimentare i capi (che non si ammalano, ma possono essere portatori sani), con la sola deroga per le macellazioni.