Chiese chiuse e fondi regionali negati

I casi di Sant’Antonio Abate e Santa Croce: l’Udc protesta. Marras: «Perché Bosa è stata esclusa?»

BOSA. La storica chiesa di Sant’Antonio Abate, per ora messa in sicurezza per la presenza di crepe nelle strutture portanti, è chiusa da oltre due anni; mentre quella di Santa Croce, sulla riva destra del Temo a due passi da piazza Fontana, presenta gravi problemi a causa delle infiltrazioni dal tetto di acqua piovana. Ma per i due edifici, niente fondi dalla Regione. Per questo, considerato che Bosa riveste un indubbio valore nel panorama turistico isolano, il consigliere regionale Udc Alfonso Marras chiede lumi all’assessore ai lavori pubblici Balzarini. «Voglio sapere perchè Bosa non è stata inserita tra i beneficiari dei finanziamenti per il restauro ed il consolidamento di edifici di culto e di chiese di particolare interesse storico o artistico». La giunta ha avviato un programma di spesa per complessivi quattro milioni di euro per la concessione di finanziamenti ai comuni da destinare al restauro di edifici di culto che ne avessero necessità. Fondi che sono stati destinati ad una quarantina di enti locali (in Planargia ne beneficeranno Magomadas, Suni, Montresta e Tresnuraghes), ma nulla per Bosa. Il Comune già dal 2014 aveva chiesto risorse finanziarie per due interventi di massima urgenza, ma la sua richiesta non è stata accolta. Il primo intervento nella
chiesa di Sant’Antonio Abate, era stato stimato in complessivi 200mila euro, e il secondo nel tempio di Santa Croce, in questo caso per 70mila euro. Per Marras «c’è il rischio che vada perduta una parte consistente del patrimonio storico, artistico ed architettonico della città di Bosa».

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