Pochi anestesisti, saltano 30 interventi

Problemi d’organico al San Martino. La carenza di medici costringerà al rinvio di operazioni chirurgiche a novembre

ORISTANO. Pochi. Sono gli anestesisti al San Martino. E se ogni causa genera un effetto, come sosteneva il geniale Aristotele, quello che riguarda l’ospedale lo sentiranno sulla loro pelle i pazienti. La carenza di personale infatti costringerà la struttura oristanese a cancellare trenta e forse più operazioni chirurgiche già programmate per novembre con buona pace di chi si preparava all’intervento atteso da settimane o magari anche da più tempo.

Nei giorni scorsi l’emergenza è apparsa chiara con tutte le complicazioni che questa comporta. Da anni il numero degli anestesisti era appena sufficiente a garantire la normale attività. Spesso molti di loro ricorrevano a ore di straordinario per consentire ai vari reparti di poter svolgere l’attività programmata, perché la loro presenza è imprescindibile per qualsiasi tipo di intervento chirurgico.

È successo che col passare del tempo l’organico si è però ridotto all’osso. Tra pensionamenti e trasferimenti, gli anestesisti in servizio al San Martino sono scesi sotto la soglia minima. Adesso sono sedici – a Ghilarza ce n’è uno solo e a Bosa quattro, giusto per completare il quadro degli ospedali della provincia –. Dopo un periodo di parecchi mesi in cui proprio attraverso una turnazione continua si era riusciti a garantire l’attività primaria, inquesto momento la possibilità e la volontà di fare gli straordinari non ci sono più. Per arrivare a chiudere il cerchio ed evitare che la situazione si protragga a lungo, quindi ben oltre novembre, bisogna mettere mano agli organici quanto prima con l’assunzione di almeno cinque medici anestesisti, cosa non semplice considerati i tempi burocratici per procedere alle assunzioni.

E allora l’impressione è che si debba restare in questa situazione per più dei trenta giorni fin qui previsti.

Nel frattempo i vari reparti corrono ai ripari. Primari e responsabili hanno avviato una serie di riunioni e di incontri per riprogrammare gli orari e i giorni degli interventi cercando di non gravare eccessivamente su un reparto in particolare, ma di spalmare il disagio sull’intero ospedale in modo che questo appaia minimo. Nei prossimi giorni verranno avvisati i pazienti che già sono stati messi in preallarme da una serie di voci che, col passare delle ore, hanno trovato le prime evidenti conferme. Ora
si attende di capire chi sparirà dall’elenco e tornerà in quello meno gradevole delle liste d’attesa che inevitabilmente sono destinate ad allungarsi, dal momento che saltano almeno trenta interventi – le urgenze restano garantite – e che questi non possono certo essere rinviati sine die.

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