Sanità, 100 gli interventi rinviati

Pochi anestesisti, sale il numero delle operazioni chirurgiche che salteranno

ORISTANO. La voragine si allarga e ora si teme il pericolo fuga di massa verso altre Assl. L’assenza di personale tra i medici anestesisti costringe l’Azienda sanitaria a infilarsi in un vicolo cieco che porterà conseguenze che non sono subito quantificabili. Di calcolabile c’è invece il numero di interventi chirurgici che salteranno all’ospedale San Martino perché gli anestesisti non possono garantire la loro presenza in sala operatoria. In un primo momento sembrava che ne dovesse essere rinviata a data da destinarsi una trentina, tutta prevista per novembre, in realtà quel trenta corrisponde al numero di sedute in sala operatoria che salteranno. Non comprendono quindi un unico intervento, ma una media di oltre tre interventi. Si sale così a un centinaio di operazioni che devono essere cancellate e certamente non è un bel biglietto da visita.

Per ora l’inevitabile tratto di penna sugli appuntamenti già fissati riguarda solo il mese di novembre, ma il timore è che questa prima fase di rinvii possa poi creare il classico effetto domino con ripercussioni anche sul periodo successivo per diversi mesi. In una situazione del genere appare difficile che si possa adempiere a tutto ciò che già era in programma, ma comunque la situazione verrà esaminata con più calma, sperando magari in un rinforzo dell’organico in un settore che al San Martino è scoperto da diversi anni. Di certo non è un problema nato nelle scorse settimane, ma è una questione che si trascina da parecchio tempo e che non era mai venuta a galla perché, attraverso gli straordinari continui, i medici anestesisti avevano comunque garantito la loro presenza.

Ovviamente speravano che la direzione risolvesse tutto, invece hanno atteso sino a terminare la disponibilità a pazientare. Ciò ha convinto loro a garantire, da ora in poi, solo i turni di lavoro canonici e naturalmente le urgenze.

Ci si chiede allora cosa accadrà. Le possibilità appaiono due: la prima è che si assista a un rinvio a cascata di numerosi interventi con tempi d’attesa che si faranno ancora più lunghi; la seconda è che invece i pazienti possano prendere la direzione di altre Assl, dove i tempi d’attesa potrebbero magari essere inferiori, e abbandonare l’ospedale San Martino. Nell’era che precedeva la nascita dell’ambito unico regionale per la sanità sarda, poteva essere un guaio perché la Assl oristanese
avrebbe dovuto pagare le prestazioni fornite da strutture di altri territori in favore dei pazienti oristanesi. Adesso con l’Ats regionale il danno potrebbe essere in qualche modo attutito. Ma si attende la risposta sul campo da parte della direzione e stavolta non serve una toppa.

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