Operazione Melograno, il rapitore torna in carcere per droga

Tra gli arrestati c’è anche Giovanni Mocci condannato per il sequestro di Floriana Bifulco avvenuto 25 anni fa

ORISTANO. Scena muta. Nessuno dei dieci indagati parla durante l’interrogatorio, ma ciò non desta sorpresa tra gli inquirenti che proseguono nel loro lavoro d’indagine. Gli ordini di carcerazione non sono stati la coda dell’inchiesta “Melograno” condotta dai carabinieri della Compagnia di Oristano coordinati dal capitano Francesco Giola. L’indagine ha portato allo smantellamento di una banda che aveva fatto del traffico di droga e di soldi falsi il suo marchio di fabbrica. Né l’inciampo dell’arresto e della successiva scarcerazione dell’undicesimo indagato, il masullese Francesco Piras che stava per essere processato per direttissima, sembra scalfire le certezze della procura della Repubblica che prosegue il proprio lavoro nel giorno in cui nessuna delle persone colpite da misura di custodia cautelare ha scelto di rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari, Annie Cecile Pinello.

È colei che ha firmato l’ordinanza di duecento pagine a cui vanno aggiunti i sette faldoni degli atti di cui si compone il fascicolo del pubblico ministero Rossella Spano, nella cui rete è finito anche quello che potrebbe essere definito un “pezzo da novanta” della malavita locale. Il suo casellario giudiziale non è di quelli chilometrici, ma per Giovanni Mocci, 54 anni di San Quirico borgata alle porte del capoluogo, parla un reato che riporta l’orologio di Oristano indietro di 25 anni. Il suo nome balzò agli onori delle cronache nel mese di marzo del 1992 perché fu uno dei tre rapitori di Floriana Bifulco, la diciassettenne sequestrata nella zona di Sa Rodia e la cui prigionia durò pochissimi giorni. L’allarme tempestivo e la rapidità degli inquirenti nel braccare la banda, impedì il probabile trasferimento della studentessa da San Quirico a un’altra zona della Sardegna. Un luogo magari più sicuro, forse in Barbagia dove si sospettò fosse la mente ispiratrice del sequestro, in cui mantenere l’ostaggio a distanza da occhi indiscreti.

È storia criminale che si concluse positivamente grazie all’individuazione della macchina di colui che “prese” Floriana Bifulco. La Peugeot usata a Sa Rodia aveva un’ammaccatura che fu fatale ai rapitori i quali, braccati, lasciarono libera la ragazza dopo averla nascosta all’interno di un pozzo. Non riuscirono però a evitare l’arresto, per quanto in un primo frangente il ruolo di Giovanni Mocci apparve secondario. In realtà fu colui che uscì peggio dal conseguente processo che costò la condanna a 19 anni di Enrico Musu, allevatore di Ollastra, e a sedici anni di Giovanni Baralla, allevatore di Benetutti. Scontata la condanna a 25 anni di carcere, evidentemente, Giovanni Mocci non ha perso tempo a trovare nuove piste da battere nel mutato mondo della criminalità locale, dove i sequestri di persona sono una piaga ormai sconfitta da tempo.

Di fronte al giudice, assistito dall’avvocato Daniela Schirru, ha scelto la via del silenzio esattamente come fece nel 1992. E come lui si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche gli altri otto indagati che già sono stati sottoposti ad interrogatorio. Sono il giovane Matteo Cauli, 25 anni assistito dall’avvocato Alessandra Borrodde finito ai domiciliari martedì scorso, mentre il padre Andrea, 48 anni, è in carcere, così come Gianni Dessì, 53 anni di Villaurbana difeso dall’avvocato Tiziana Forza; Romina Ibba, 46 anni moglie di Giovanni Mocci assistita dall’avvocato Antonella Cinquemani; Mario Murgia, 51 anni di Marrubiu assistito dall’avvocato Antonio Leoni; Domenico Lai, 38 anni di Ottana assistito dall’avvocato Antonello Cao; Michele Illotta, 46 anni di Simaxis assistito dall’avvocato
Angela Caratzu; Giuseppe e Luigi Ambrosio, 49 e 26 anni di San Giuseppe Vesuviano, entrambi ai domiciliari, che invece saranno interrogati a Cagliari. Tutti gli indagati hanno chiesto la revoca o l’attenuazione della misura cautelare, decisione che il giudice prenderà nei prossimi giorni.

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