Ad Arborea la rivincita delle galline

Oltre 130 esemplari alla mostra organizzata dall’Associazione sarda avicunicoli ornamentali

ARBOREA. Giganti, nane, ciuffate. Da combattimento, per quanto questa pratica sia severamente vietata. Ad Arborea, negli spazi dell’area fieristica solitamente animati dai bovini, ieri c’è stata la rivincita dei pennuti. Dove per pennuti si intendono galline e galli, in mostra per la seconda rassegna Avicola, promossa dall’associazione sarda Avicunicoli ornamentali, federata alla Federazione italiana associazioni avicole.

Circa 130 esemplari in mostra e tirati a lucido, tra piccolissimi, come la Bantam, appena mezzo chilo di gallina, per arrivare alla Cocincina gigante, anche sei chili di piume trionfali e colorate. E come per tutte le mostre che si rispettino, valutazioni e premi per i migliori esemplari, giudicati da due giudici federali arrivati dal Piemonte. Che hanno avuto di che scegliere, tra circa 35 razze diverse in mostra per almeno otto categorie. C’è da dire che, purtroppo, non si annovera tra le razza una sarda, autoctona, magari non così blasonata, magari semplicemente quella ovaiola da cortile. «La razza sarda, ammesso che possa esserci stata, non c’è più. Si sono compiti degli studi, anche con ricerche basate su documentazione antica, ma in realtà se ne sono perse le tracce», sottolinea Domenico Demuru, di Posada, nel direttivo regionale dell’Asao e appassionato allevatore (ha un’ottantina di esemplari) a dispetto della insospettabile professione di chimico. Per la cronaca, Best in show, ossia la gallina/gallo migliore in assoluto, è stata eletta una Bantam nera, appena 500 grammi ma che ha sbaragliato tutti gli altri bipedi in gara, ottenendo il punteggio massimo. Valutazioni rigorose, anzi rigorosissime: per piazzarsi, necessario superare la soglia di 95 punti su 97. Secondi a pari merito, un gallo Plymouth da ben 5 chili e una piumosissima Moroseta, splendida gallina ciuffata che farebbe un gran figurone anche in salotto. Farebbe, se non fosse che le galline sono animali da cortile, e lì è bene che stiano, per il loro benessere. D’altronde, chi è nato gallina convien che razzoli, seppure gallina ornamentale.

Meglio intendersi, però. La mostra di Arborea apre uno squarcio su un mondo di amanti di un animale che normalmente viene associato a fini alimentari. Uova, carni. Ma questi splendidi esemplari, il cui costo può arrivare anche a 120 euro l’uno per quelli più pregiati come il Cocincina gigante, o il Serama, razza nana di galletto tronfio e spacconcello dal piumaggio coloratissimo, fanno pur sempre le uova. «Le mie galline producono circa 200 uova l’anno, a fronte delle 280 degli ibridi commerciali. E sono uova selezionatissime, ovviamente», dice ancora Demuru.

In fiera erano in gabbia. Non le si possono lasciare libere, è chiaro. Prima delle mostre passano per una toelettatura, shampoo, trattamenti di bellezza. Tutti gli esemplari sono vaccinati, diversamente non potrebbero viaggiare. Nell’isola ci sono una trentina di allevamenti, i cui titolari sono persone che generalmente fanno altro nella vita ma si sono appassionate ad un animale che l’immaginario collettivo cataloga come dotato di poco intelletto. Basta fare un salto a queste mostre per capire il coinvolgimento degli
appassionati che le curano, in qualche caso – a malincuore – le vendono, piuttosto che farle finire in pentola per il brodo, una volta troppo vecchie per fiere o uova. Loro lì, galli e galline petto in fuori e piume luccicanti. Dopo l’ “eleganza del riccio”, l’eleganza della gallina.

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