operazione melograno 

Droga e soldi falsi, il giudice conferma le misure cautelari

ORISTANO. Nessuno si muove. Il giudice per le indagini preliminari non cambia idea e lascia immutate le misure di custodia cautelare per i dieci indagati dell’inchiesta “Melograno” che, attraverso il...

ORISTANO. Nessuno si muove. Il giudice per le indagini preliminari non cambia idea e lascia immutate le misure di custodia cautelare per i dieci indagati dell’inchiesta “Melograno” che, attraverso il lavoro dei carabinieri della Compagnia di Oristano, ha smascherato un presunto traffico di droga e di banconote false. C’era chi aveva chiesto la revoca della misura, chi l’attenuazione ma al momento sette delle persone finite dietro le sbarre dieci giorni fa rimangono in carcere, mentre le tre persone che erano ai domiciliari saranno ancora costrette a rispettare l’obbligo di non varcare la porta di casa.

Le varie carceri continueranno per il momento a ospitare Giovanni Dessì, allevatore di 53 anni di Villaurbana difeso dall’avvocato Tiziana Forma, i coniugi Giovanni Mocci e Romina Ibba, 54 e 46 anni residenti nella borgata oristanese di San Quirico e difesi rispettivamente dagli avvocati Daniela Schirru e Antonella Cinquemani; Mario Murgia, macellaio 51enne di Marrubiu che svolge la sua attività a Oristano, difeso dall’avvocato Antonio Leoni; Andrea Cauli, 48 anni, di San Quirico, difeso dall’avvocato Alessandra Borrodde; Domenico Lai, 38 anni di Ottana, difeso dall’avvocato Antonello Cao che ha già presentato riesame; Michele Illotta, 46 anni di Simaxis, difeso dall’avvocato Angela Caratzu. Sono invece ai domiciliari Matteo Cauli, 25 anni di San Quirico figlio di Andrea Cauli, e Giuseppe e Luigi Ambrosio, 49 e 26 anni, padre e figlio di San Giuseppe Vesuviano che svolgono in Sardegna la loro attività di commercianti ambulanti.

Giuseppe Ambrosio fu già protagonista in passato di un episodio che destò parecchio scalpore e che si concluse con un patteggiamento generale degli imputati. Dieci persone furono accusate di aver avuto un rapporto sessuale di gruppo con una ragazza minorenne e con qualche problema psichico. Il fatto
avvenne a Torregrande e la successiva inchiesta stabilì che il gruppo non aveva usato la forza bensì aveva lavorato sulla psiche labile della ragazza per ottenere i rapporti sessuali. Finì che questa fu costretta a ricorrere a cure mediche all’ospedale e da lì partì la denuncia generale.

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